A poco più di due mesi da quella tragica mattina del 26 luglio quando il sacerdote di 86 anni veniva barbaramente ucciso a colpi di coltello da due giovani al grido di “Allah Akbar”

di M. Chiara BIAGIONI

Saint-Etienne-du-Rouvray

La porta del martirio diventa porta di misericordia. Ad annunciarlo è l’arcivescovo di Rouen, monsignor Dominique Lebrun, che ieri ha riaperto la chiesa di Saint-Etienne-du-Rouvray a Rouen con una Messa e un rito di riparazione.

Sono passati poco più di due mesi da quella tragica mattina del 26 luglio quando padre Jacques Hamel, un sacerdote di 86 anni, viene barbaramente ucciso a colpi di coltello da due giovani al grido di “Allah Akbar” proprio mentre celebrava una Messa per una coppia di anziani sposi.

«La comunità parrocchiale – dice il vescovo, parlando in occasione della riapertura della chiesa – è piccola ma viva. Sono felice di dichiarare la porta della chiesa di Saint-Etienne-du-Rouvray porta della misericordia della diocesi di Rouen. I credenti cattolici potranno venire qui per accogliere una sovrabbondanza di grazia. Laddove il peccato abbonda, la grazia sovrabbonda, dice san Paolo. È la logica del Vangelo: dalla Croce nasce la speranza».

Il cammino di riconciliazione non è stato per nulla facile per la diocesi di Rouen.In quella piccola chiesa di periferia, la mattina del 26 luglio trascorrono ore tragiche. Solo adesso, Guy e Janine Coponet, l’anziana coppia che era presente alla Messa con padre Jacques, riescono a raccontare a Famille Chretienne l’orrore vissuto: obbligato ad assistere all’assassinio del suo amico padre Jacques, Guy viene colpito tre volte con un coltello da uno dei due attentatori, ma per fortuna o “per miracolo” nessun fendente raggiunge organi vitali e l’uomo, seppur in un mare di sangue, riesce a salvarsi. Padre Jacques prima di morire ha la lucidità di gridare «Vattene Satana», identificando così nel Male assoluto l’origine di quell’odio che porta due giovani ad uccidere in nome di Dio.

«Padre Jacques è già beato», ha detto il Papa accogliendo a Roma una delegazione della diocesi di Rouen a Santa Marta. È un martire della storia contemporanea dell’Europa.

Ma l’orrore vissuto lascia segni profondi. La gente ha timore ad andare a Messa. Chiama le parrocchie per accertarsi che le celebrazioni ci sono e sono sicure. Ritornare a guardare la vita con speranza non è un processo facile e la sfida più grande oggi è quella del perdono, unica via per non lasciarsi vincere dalla paura.

«Il pericolo esiste», conferma l’arcivescovo Lebrun, che subito aggiunge: «Ma la comunità cattolica sente più forte le parole di Gesù: “Non abbiate paura!”. Gli assassini hanno voluto uccidere un prete e hanno generato un martire. Noi oggi riceviamo una missione: essere testimoni dell’amore, un amore che perdona e non esclude nessuno. Non si tratta tuttavia di essere superiori. Ci affidiamo nelle mani del Padre per rivestirci della sua tenerezza, delle sue parole di consolazione, della sua pazienza davanti ai nostri peccati».

Ieri è stato un giorno molto importante per tutta la comunità di Saint-Etienne-du-Rouvray. La Chiesa di padre Jacques ha riaperto le sue porte ai fedeli: l’arcivescovo ha celebrato una Messa che è stata preceduta da un rito penitenziale di riparazione secondo le regole, che lo prevedono, nei casi in cui una chiesa è stata in qualche modo profanata. Presente anche il sindaco della cittadina.

«È una tappa di speranza per la parrocchia di padre Jacques e anche per gli abitanti della città e i suoi familiari – dice monsignor Lebrun -. Noi ci mettiamo in loro ascolto e, al tempo stesso, il nostro cuore è già nella gioia, la gioia di poterci di nuovo riunire per ascoltare la parola di Gesù e nutrirci dei suoi sacramenti».

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