Redazione

Secondo la stima del Dossier riferita all’inizio del 2007, è di 3.690.000 unità la popolazione straniera regolarmente soggiornante.
Per numero di presenze regolari ci troviamo al vertice in Europa insieme alla Spagna, subito dopo la Germania, paese che dopo aver superato il tetto di 7 milioni registra un aumento annuale al di sotto delle 50.000 unità. L’incidenza è di 1 ogni 16 abitanti in Italia, un punto al di sopra della media europea. Si tratta solo in parte di extracomunitari: un quarto (900.000 persone) viene dall’Unione Europea, e in particolare dalla Romania (più di mezzo milione, molti di più dei friulani e dei veneti che emigrarono in quel paese a partire dalla fine dell’Ottocento) e dalla Polonia (quasi 100.000, tanti quanti erano gli effettivi comandati dal generale Anders che venne per liberarci nella seconda guerra mondiale).

Oggi, in sintesi, ogni 10 presenze immigrate 5 sono europee, 4 suddivise tra africani e asiatici e 1 americana. Paesi come il Marocco e l’Albania sfiorano le 400.000 unità, mentre l’Ucraina, al quarto posto, ne conta 200.000 e ad essa è affiancata la Cina, mentre raggiungono quasi le 100.000 unità Moldova, Tunisia, India e, come accennato, la Polonia.
È intervenuto un aumento annuale di 700.000 persone, tante quante se ne contarono nel 2002. Nel passato gli aumenti rilevanti avvenivano a seguito di provvedimenti straordinari varati per l’emersione degli irregolari; negli ultimi due anni la crescita è stata fortissima anche in assenza di regolarizzazioni. Ad avere impresso questo ritmo sono il fabbisogno delle industrie e delle famiglie di manodopera aggiuntiva (540.000 domande), i ricongiungimenti familiari (poco meno di 100.000) e le nuove nascite tra gli immigrati (poco meno di 60.000).

Sembra di essere ritornati, seppure con una direzione invertita dei flussi, alla fine dell’Ottocento o al periodo successivo alla seconda guerra mondiale, quando erano gli italiani a emigrare in massa verso l’estero e si parlava di un “esodo biblico”: la Fondazione Migrantes con il recente Rapporto Italiani nel Mondo ha molto opportunamente ricordato che anche noi siamo stati immigrati in terra altrui. L’Istat ha recentemente evidenziato, ribadendolo in un pregevole capitolo nel nostro Dossier (collaborazione per la quale Caritas e Migrantes sono molto riconoscenti), che sono poco meno di 3 milioni gli stranieri registrati nelle anagrafe comunali.
Il progetto migratorio è dispendioso, problematico, difficile da realizzare e richiede tempo.
Vi sono quelli che vengono soli, non trovano il paese sognato e rimpatriano presto, magari con un certo risparmio che li aiuterà a ricominciare in patria. Altri si insediano dapprima nel Meridione o nel Centro e poi si trasferiscono nelle più fredde ma più promettenti città del Nord. Altri trovano un lavoro ma non un alloggio e così rimane preclusa la loro iscrizione anagrafica, che seguirà solo a distanza di tempo, e anche di un anno e più. In questa situazione di precarietà si trova quasi un quinto degli immigrati regolari, il che attesta il deficit della politica abitativa e più in generale del nostro sistema di accoglienza.

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