“Se mi vuoi bene...” è il tema del quinto appuntamento promosso a Barzio dal Centro Studi Psicanalisi del Rapporto di Coppia e dagli Psicologi e Psichiatri Cattolici lombardi

“Se mi vuoi bene… Ricatti affettivi o giusti rapporti?” è il tema del V Convegno sulla Famiglia promosso a Barzio dal Centro Studi Psicanalisi del Rapporto di Coppia di Cremeno e Milano e dall’Associazione Italiana Psicologi e Psichiatri Cattolici (sezione Lombardia), in programma sabato 28 luglio a Barzio (Centro parrocchiale S. Alessandro, via Parrocchiale 4). Un’iniziativa che si pone nella scia dello slancio vivace creato dal VII Incontro mondiale delle Famiglie con la visita di Benedetto XVI e nella necessità di proseguire la riflessione e il servizio perché la famiglia possa essere sostenuta nel suo difficile e avvincente cammino così necessario alla nostra società.

«La mentalità utilitaristica – che prevale nella concezione del lavoro, della produzione e del mercato – tende a estendersi anche alle relazioni familiari, riducendole a convergenze precarie di interessi individuali e minando la solidità del tessuto sociale». Così Benedetto XVI nell’omelia della celebrazione eucaristica alla conclusione della sua visita a Milano. Spesso nella mentalità comune si contrappone erroneamente l’affetto alla giustizia, come se il legame affettivo non avesse un criterio buono o come se la giustizia togliesse qualcosa ai sentimenti. In realtà in questo modo si piegano i sentimenti più umani all’utile e si consegna l’affetto più sacro esclusivamente alla volubilità del bisogno individuale.

I legami familiari, invece, si nutrono della solidità e profondità di rapporti giusti che riconoscono e custodiscono le relazioni nel rispetto, nella gratuità, nella fiducia, nella solidarietà, nella cooperazione, le virtù sociali che trovano nel vissuto familiare la prima e insostituibile scuola. Mentre nella nostra cultura si è diventati giustamente più sensibili a riconoscere l’ingiustizia di una aggressività distruttiva che crea paura e umilia le persone – anche se purtroppo sono ancora troppe le situazioni familiari in cui si abusa della forza e dell’aggressività – siamo più incapaci di riconoscere come ingiuste le forme subdole e passive di aggressività come il ricatto affettivo e il ritiro dell’affetto, che minano in profondità la certezza di essere amati e indeboliscono tremendamente i legami affettivi.

I genitori sono ricattati dai figli («Se mi vuoi bene, comprami ciò che voglio… o lasciami fare ciò che voglio»). I figli sono ricattati dai genitori («Se non fai il bravo non ti voglio più bene o me ne vado»). I coniugi si ricattano tra loro («Se non sei come desidero non ti considero»). Gli anziani ricattano i figli («Se mi lasci solo non ti sostengo economicamente»), i figli ricattano gli anziani («Se non ci aiuti arrangiati!»). Sembra che gli affetti possano essere in vendita al migliore offerente e sempre ritrattabili: questo è il terremoto più insidioso che mina la stabilità delle nostre famiglie.

Il ricatto affettivo trova spazio in legami deboli che soffrono un deficit di fiducia e di gratuità, nasce dal risentimento di una ferita affettiva, si manifesta nella manipolazione, nella forma sia del vittimismo, sia della pretesa insaziabile. Il vittimismo nella nostra società decadente viene legittimato come se fosse sempre portatore di ragioni assolutamente giuste: in verità è l’altra faccia della prepotenza, che cancella il bene e l’esistenza dell’altro. È veramente necessario smascherare il bene apparente che si nasconde nei ricatti affettivi e ritrovare la via di rapporti giusti e leali proprio a partire dalle relazioni familiari.

Le relazioni del convegno del 28 luglio si muoveranno nel vivo delle relazioni familiari con la passione di mettersi a fianco, per accompagnare coniugi, giovani e maturi, ed educatori e operatori pastorali e sociali a ritrovare la bellezza e la gioia di ricevere e di donare.

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