Le cooperative promuovono un codice etico di auto-regolamentazione: sicurezza, investimento nella filiera sociale, lavoro con l’assunzione di 2 persone ogni 80 nuovi contenitori

cassonetto_+ trasparente

Grazie a una maggiore sensibilità dei cittadini, la raccolta degli abiti usati è in continua espansione anche nel nostro Paese. L’affermarsi del fenomeno, tuttavia, ha anche attirato una vasta pluralità di operatori non tutti animati dalle stesse intenzioni. In mancanza di una normativa rigorosa, le cooperative sociali che operano per conto di Caritas Ambrosiana da 17 anni sul territorio della diocesi di Milano hanno deciso di fare un passo in avanti, dandosi un codice di autoregolamentazione etico e puntando sulla trasparenza del processo produttivo. Il progetto è stato presentato oggi nel corso del convegno “+ trasparente” che si è svolto nella sede di Caritas Ambrosiana a Milano.

Oggi il settore può contare su un raccolta annuale di 110 mila tonnellate (erano 72 mila nel 2009). E la Lombardia, cioè dove sono attive le cooperative della Caritas Ambrosiana, è al quinto posto tre le regioni più virtuose con un raccolta pari 1,9 kg per abitante. Insieme alle sviluppo del settore, però, si è assistito negli anni al sorgere e all’estendersi di forme di abuso. Secondo un’indagine realizzata dal Conau (Consorzio nazionale abiti e accessori usati), attualmente si può stimare una presenza di circa 4 mila cassonetti non autorizzati su tutto il territorio nazionale, che con le raccolte “porta a porta” sottraggono al circuito ufficiale 25 mila tonnellate annue di abiti usati (pari al 25% del totale). Un terzo di questo materiale raccolto irregolarmente proviene proprio dalla Lombardia, una delle regioni più colpite da questo fenomeno. «Queste pratiche abusive producono rischi per l’ambiente, danni economici ai Comuni e inquinano il mercato facendo concorrenza sleale a chi opera nel rispetto delle regole – ha detto il presidente del Conau Edoardo Amerini -. Per questo chiediamo di procedere alla definizione del decreto previsto dal testo unico ambientale che deve individuare i requisiti degli operatori della filiera e delle reti accreditate».

Il codice etico di auto-regolamentazione

In attesa dell’auspicato chiarimento normativo, le cooperative della Caritas Ambrosiana non sono rimaste a guardare.  «I cittadini trovano in strada molti cassonetti, ma non tutti sono uguali – ha spiegato Carmine Guanci, coordinatore della rete R.I.U.S.E. (Raccolta Indumenti usati Solidale ed Etica) -. Noi abbiamo promosso un codice etico di autoregolamentazione e una campagna di comunicazione che abbiamo intitolato “+ trasparente”».

In base a questo protocollo, le cooperative incaricate della raccolta si impegnano a devolvere i ricavi a progetti sociali sul territorio della Diocesi individuati da Caritas Ambrosiana, a comunicare periodicamente le risorse che hanno destinato e ad assumere due persone ogni 80 nuovi cassonetti autorizzati. Gli abiti raccolti nei cassonetti sono venduti a partner commerciali che hanno sottoscritto a loro volta contratti e protocolli etici. I partner si occupano di selezionare, riutilizzare e rimettere nel mercato i capi in buono stato, avviando al riciclaggio come filato la parte restante, realizzando così una filiera alla luce del sole. Nei 1400 cassonetti gialli con l’insegna “Dona Valore” e il simbolo Caritas Ambrosiana la raccolta viene effettuata da cooperative sociali in possesso delle necessarie autorizzazioni e certificazioni per la raccolta, il trasporto e il recupero. I cassonetti sono posizionati in luoghi pubblici in accordo con i Comuni. Tutti i contenitori sono sicuri: dispongono di guaine di gomma all’imboccatura che minimizzano i rischi di usi impropri. I contenitori vengono svuotati almeno settimanalmente per prevenire fenomeni di degrado urbano.

La campagna “+ trasparente”

Questi principi sono i contenuti anche di una nuova campagna di comunicazione la cui l’immagine guida è un pannello in plexiglass con scritto sopra lo slogan “+ trasparente”. La campagna è declinata in versione on e off-line. Oltre ad essere stato radicalmente rinnovato il sito www.donavalore.it, sono stati prodotti sei video con le storie dei protagonisti coinvolti lungo tutta la filiera, mentre è prevista una distribuzione massiccia di materiale stampa tradizionale. I video saranno diffusi in rete attraverso i social network. Inoltre un QR code stampato sui cassonetti consentirà ai cittadini, inquadrandolo con lo smartphone, di accedere direttamente in rete a tutti i contenuti.   

I risultati raggiunti

Dal 1998 a oggi sono state raccolte 100 mila tonnellate (quanto basta per riempire lo stadio di San Siro e il Duomo di Milano), sono state destinati circa 2.100.000 euro al finanziamento di un centinaio di progetti e servizi sociali a favore delle persone più deboli (donne sole con minori, vittime di tratta, persone con disagio psichico, rifugiati) si è creato lavoro per 51 persone, di cui 41 ex disoccupati, soggetti deboli o svantaggiati ai sensi di legge impiegati nelle 6 cooperative sociali consorziate nelle rete R.I.U.S.E. L’attività di recupero si è infine tradotta in un vantaggio per l’ambiente pari a 288 mila tonnellate di emissioni in meno di CO2 e in un risparmio per i 300 Comuni coinvolti e indirettamente per i loro cittadini di 1.500.000 euro annui per mancato smaltimento rifiuti.

Nel corso degli anni la raccolta effettuata dalle cooperative di Caritas Ambrosiana è andata crescendo. Solo nel 2014, grazie a un recupero di 8 mila tonnellate, è stato possibile finanziare progetti sociali per 317 mila euro e anche per il 2015 si prevede di reinvestire a favore delle fasce più deboli della popolazione nel territorio della diocesi una somma superiore a 300 mila euro. «Risultati ragguardevoli, sebbene i margini di miglioramento siano ancora ampi se si tiene conto che la quota di indumenti usati e calzature che si può sottrarre allo smaltimento e ai relativi costi è stimata a 5/6 kg a persona, mentre la media in Lombardia è meno della metà», ha detto Guanci.

«Nella Laudato si’ Papa Francesco ci invita a reagire allo scandalo della cultura dello scarto. Questa iniziativa, purché avvenga nella trasparenza e secondo regole certe, è una testimonianza molto concreta di come i nostri stili di vita possono incidere e trasformare veramente ciò che sbrigativamente classifichiamo come rifiuto in una risorsa a vantaggio della collettività», ha sottolineato don Roberto Davanzo.

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