La proposta cristiana deve far percepire la carica che il Vangelo porta con sé e che è destinata a intercettare l'universale desiderio di felicità

di monsignor Pierantonio TREMOLADA
Vicario episcopale

copertina 'Il campo è il mondo'

«Il mondo che Gesù chiama il campo – scrive il cardinale Scola – chiede di essere pensato come il luogo in cui ogni uomo e ogni donna  possono rispondere al loro desiderio di felicità». Questa affermazione merita di essere ripresa.

Il desiderio di felicità è un tema che giustamente ci attira. L’invito è a considerare l’annuncio del Vangelo in vitale rapporto con il desiderio di felicità che anima ogni persona, più o meno consapevolmente. Il Vangelo è per definizione un annuncio felice, una notizia lieta: la proposta cristiana, perciò, dovrà far percepire la carica di gioia che il Vangelo porta con sé e che è destinata a intercettare questo universale desiderio di felicità.

Occorrerà tuttavia capire bene cosa dobbiamo intendere per felicità, distinguendola per esempio dall’allegria fugace e dalla soddisfazione passeggera. La felicità è qualcosa che dura e ha a che fare con il mondo complesso delle relazioni. Essa non prescinde dal senso di responsabilità e dal coraggio di decisioni importanti. Non si è felici a poco prezzo: il compiacimento sincero di sé domanda serietà nel confrontarsi con la vita. Felicità è soddisfazione di fronte alla propria coscienza, è potersi guardare allo specchio senza abbassare lo sguardo. La felicità esige che non si abbia onestamente nulla da rimproverarsi, nessuna sofferenza procurata al prossimo, nessun sotterfugio disonesto, nessun compromesso costato caro a qualcuno. Felicità è saper vivere le relazioni che ti costituiscono nella tua identità, l’amore di coppia, la paternità, la maternità, l’essere figlio o figlia, l’essere fratello o sorella, l’amicizia, la fraternità; è sentirsi cittadini del mondo senza paura di misurarsi o di cimentarsi, animati dal gusto di scoprire, di conoscere, di confrontarsi.

È inoltre accettarsi nei propri limiti, in pace, riconciliati con quel che gli altri pensano di noi, ma anche con quel che noi pensiamo di noi stessi, con quella sana dose di umorismo che ci fa amabilmente sorridere dei nostri difetti, senza per questo adagiarci pigramente. Felicità è poter dare il meglio di sé, poter contare sui nobili sentimenti del nostro cuore coltivati in segreto, sullo slancio sincero di una libertà purificata e proprio per questo sovrana. La felicità domanda ampi orizzonti, come i grandi paesaggi che riempiono gli occhi di bellezza; è propria delle anime grandi, che conoscono l’alta misura della vita.

Questa felicità è la promessa di Dio all’uomo, una promessa che non delude. Essa costituisce l’essenza del Vangelo di Cristo e domanda di essere come tale testimoniata. Sembra di sentire l’eco della grande parola di Gesù che attraversa i tempi: «Beati i poveri in spirito perché di essi è il Regno dei cieli». 

Da Avvenire, 01/02/14

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