Nella Basilica di Sant’Ambrogio l’incontro diocesano dei fidanzati con il cardinale Angelo Scola

di Stefania CECCHETTI

Fidanzati
due giovani fidanzati seduti su una panchina fuori di casa. amore, fidanzamento, gioventù.

«Io sono la Madre del bell’amore»: questo il titolo scelto quest’anno per il tradizionale momento di preghiera dell’Arcivescovo con i giovani che si preparano alla celebrazione del matrimonio, che si svolgerà sabato 14 marzo alle 14.45 nella basilica di Sant’Ambrogio.

Il tema del «bell’amore» è tratto dal libro del Siracide. Come spiega Luigi Magni, responsabile del Servizio per la Famiglia della Diocesi, «l’espressione sta a indicare l’amore vero, quello che viene da Dio. L’amore che le coppie interpretano nella vita quotidiana, prima da fidanzati e poi da sposati, è inserito nell’amore vero, che non viene da noi ma ci è donato». E, come specifica meglio il cardinale Angelo Scola nel sottotitolo dell’evento del 14 marzo, «il bell’amore non è un’idea astratta, ma la persona di Gesù, bellezza visibile del Dio invisibile».

La riflessione verterà sul «Cantico dei Cantici»: «Due coppie proporranno una “traduzione” nel linguaggio attuale della dichiarazione d’amore che si legge nel Cantico – spiega Magni -. A seguire la riflessione del cardinale Scola e un momento riservato alla riflessione di coppia».

È dal 2002 che la Diocesi dedica ai fidanzati un momento di raccoglimento e preghiera insieme all’Arcivescovo, perché la coppia prossima al matrimonio si senta parte di una Chiesa e percepisca il sacramento come un gesto pubblico e non privato. Nel giro di questi pochi anni l’universo coppia si è profondamente trasformato, come spiega ancora Luigi Magni: «I matrimoni sono in calo, ma non solo. Tanti di quelli che decidono di sposarsi arrivano al sacramento dopo aver convissuto già da diversi anni. È importante recuperare la loro esperienza all’interno dei corsi fidanzati proposti dalle parrocchie». Corsi che si pongono sostanzialmente tre obiettivi: «Anzitutto – spiega Magni – offrire l’occasione per riprendere in mano il senso di una fede per molti abbandonata da tempo. E poi approfondire le motivazione che spingono questi giovani a chiedere il matrimonio cristiano. Perché, ricordiamolo, per la maggioranza delle persone il matrimonio è il primo sacramento che viene richiesto in prima persona. Infine i corsi sono un’occasione per aiutare la coppia a costruire una relazione “viva”: ecco perché spesso il percorso prevede incontri con il personale dei Consultori sui temi dell’ascolto».

Sulla «forma» ogni parrocchia si muove come meglio crede, adattando la proposta alla realtà in cui è inserita: «C’è chi crea occasioni di condivisione nel gruppo, chi invece lascia più ampi spazi alla riflessione di coppia». In tutti i casi è un’occasione per incontrare persone che abitualmente non frequentano. Spesso è l’inizio di una relazione che poi prosegue, soprattutto se la coppia prende casa nel territorio della parrocchia.

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