Essere adulti nella fede secondo l’Azione Cattolica. L’assistente generale monsignor Domenico Sigalini presenta il convegno nazionale degli assistenti regionali, diocesani e parrocchiali

a cura di Maria Michela NICOLAIS
Agenzia Sir

“Riflettere sulla figura dell’assistente sottolineando soprattutto la sua identità di ‘adulto’ capace di spendersi per adulti nella fede”. Questo il filo conduttore del convegno nazionale degli assistenti regionali, diocesani e parrocchiali di Azione Cattolica (Ac), in programma a Roma da oggi al 24 gennaio, sul tema “Assistenti adulti per adulti nella fede”. Ne abbiamo parlato con monsignor Domenico Sigalini, vescovo di Palestrina e assistente generale dell’Azione Cattolica.

Il prete, adulto tra gli adulti: è realmente così, nelle nostre comunità?
Noi siamo abituati a utilizzare il termine “presbiteri”, che ci fa sembrare più vecchi di quello che in realtà siamo: aiutare gli altri a crescere nella fede esige una certa maturità di fede, che a volte non coincide con una maturità umana. Un adulto oggi è pieno d’impegni, e a noi sacerdoti riesce spesso difficile capire come si possa giostrare seriamente una proposta di fede, che non consiste nel venire a tutte le nostre riunioni. Non cogliamo pienamente quanto sia prezioso il rapporto con un laico, che viva in armonia la propria esperienza di fede. Il laico, in altre parole, può arricchire un sacerdote portando la ferialità della fede che si dipana tra mille impegni quotidiani e, a sua volta, il sacerdote può aiutare il laico a dare profondità alla propria fede, evitandogli di rimanere un “bambinone”. Si tratta di una convergenza di due maturità: quella del prete e quella del laico, chiamati a un reciproco cammino e sostegno nella fede, che arricchisca vicendevolmente gli uni e gli altri.

Non c’è il rischio, da una parte, del “prete in solitaria” e, dall’altra, della “clericalizzazione” dei laici?
Certamente che c’è. Se, però, il laico capisce cos’è la fede, sa di dover essere corresponsabile della missione della Chiesa, che non significa tenere a posto la sagrestia, ma vivere la fede nella vita di tutti i giorni: in famiglia, negli ambienti del lavoro, facendo i conti con i propri orari e le proprie incombenze quotidiane… Il vero laico è colui che, come ci ricorda il Concilio, spende la propria fede nelle realtà temporali e, in questo impegno, diventa esemplare anche per il sacerdote. Spesso noi preti ci lamentiamo di essere soli e, in effetti, ci capita di sperimentare situazioni di profonda solitudine: se impariamo, tuttavia, a convivere con altre famiglie, alle prese con i loro problemi e le loro fatiche di tutti i giorni, diventiamo più sereni anche noi, e ciò ci permette anche una fede più matura, quindi in grado di far maturare la fede di quanti incontriamo sulla nostra strada.

Qual è l’identikit del “cattolico adulto”?
Il cattolico adulto è una persona capace di vivere la sua fede nella complessità delle giornate e della vita familiare. A volte, i laici sono un po’ troppo “faciloni”, cioè vivono la fede a corrente alternata, solo in alcuni momenti, come a Messa o in parrocchia. L’essere capaci di una fede adulta significa far convergere tutto sotto l’azione dello Spirito Santo e puntare a un cristianesimo profondo, in marcia verso la santità. Un tema, questo, ben presente nella tradizione dell’Azione Cattolica.

Quanto conta la vita associativa per “rendere ragione” della propria fede?
Aderire a un’associazione come l’Azione Cattolica è di per sé un atto che fa diventare adulti, perché significa dire: da solo non ce la faccio, devo vivere insieme agli altri la mia dimensione di cristiano. Si sviluppa, così, un confronto che si nutre di punti di riferimento forti. L’Azione Cattolica non nasce oggi: è uno stile di partecipazione ecclesiale con cui mi confronto continuamente, in cui trovo dei punti di convergenza che condivido con altri e trasformo poi in impegni concreti.

Una delle questioni di fondo della nuova evangelizzazione, e di questo Anno della fede, è la credibilità della testimonianza degli adulti nei confronti dei giovani…
Bisogna individuare dei luoghi concreti in cui questo confronto intergenerazionale avviene, e l’Azione Cattolica questo luogo ce l’ha. La sua è una proposta unitaria, che viene declinata secondo i diversi destinatari, all’interno però di un progetto comune. Adulti e giovani lavorano insieme: un esempio per tutti è quello dell’iniziazione cristiana, su cui si stanno spendendo molte energie in questo periodo, e nella quale sono coinvolti i bambini, i genitori, i giovani che fanno gli animatori.

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