Aperta dall’incontro con l’Arcivescovo a Triuggio la tradizionale Tre giorni, quest’anno estesa anche ai vicari non direttamente coinvolti nella pastorale giovanile. Parla don Roberto Villa, parroco a Quarto Oggiaro

di Luisa BOVE

Don Roberto Villa

Don Roberto Villa, parroco di Santa Lucia a Milano, è tra i partecipanti alla Tre Giorni organizzata dalla Zona pastorale 1 sul tema “Preti a Milano. La gente, la chiesa, la città”, in corso a Villa Sacro Cuore Triuggio. Aperta dall’incontro con l’Arcivescovo la sera di domenica 26 gennaio, la Tre giorni si concluderà mercoledì 29 gennaio ed è un’occasione unica di riflessione, confronto, preghiera e fraternità per i parroci milanesi e i loro collaboratori, con relatori come il biblista Roberto Vignolo, lo storico Saverio Xeres, il sociologo Mauro Magatti, il teologo Alberto Cozzi e il preside della Facoltà teologica dell’Italia settentrionale Pierangelo Sequeri.

Don Roberto non ha dubbi: nella sua vita da prete il passaggio più forte, anche dal punto di vista «esistenziale», è stato senz’altro quello da coadiutore a parroco. «Per 20 anni mi sono occupato di ragazzi, giovani e oratorio – racconta -, ma ora mi sono stati affidati altri ambiti, quello della carità e della disponibilità alle relazioni».

La parrocchia di Santa Lucia è a Quarto Oggiaro, in un quartiere popolare di case Aler. Conta circa 13 mila abitanti, tra cui tanti anziani giunti tra gli anni Cinquanta e Settanta, senza un ricambio, perché i figli che si sposano se ne vanno. Sono in tanti a chiedere aiuto alla parrocchia: occorre «pazienza» e «ascolto» nei confronti di tutti. «Si parla sempre di Quarto Oggiaro come del “Bronx di Milano” o di un “quartiere malavitoso” – spiega don Roberto -. Un’immagine da sfatare, perché le problematiche ci sono, ma esiste anche una presenza significativa di brave persone, gente onesta che si dà da fare e che si impegna per il quartiere».

Ora è nata anche la Casa delle associazioni, che ha sede a Villa Scheibler e consente di creare una rete sociale. Il quartiere coincide con il Decanato (composto da cinque parrocchie) e i preti lavorano bene insieme: «Tra noi ci incontriamo frequentemente e progettiamo iniziative e attività comuni. Ma ci ritroviamo anche per pregare insieme, confrontarci sulla Parola e pranzare. In parrocchia abbiamo un coadiutore, un seminarista e la comunità di suore: anche con loro tentiamo di fare vita fraterna. Secondo me è un aiuto».

A Santa Lucia, dice ancora il parroco, «abbiamo un Centro di ascolto aperto due mattine alla settimana, che ha moltissimi contatti e problematiche da affrontare. A volte basta una forma di ascolto, altre volte c’è la presa in carico con interventi concreti, specie in questa stagione così segnata dalla perdita del lavoro e dalla fatica a trovare risorse. Ogni settimana distribuiamo anche pacchi viveri a 100-120 famiglie. Il quartiere non è obiettivamente ricco, ma c’è una significativa disponibilità da parte della gente, attenta e premurosa nel farsi vicina con gesti di aiuto molto discreti. Spesso nelle case popolari non ci si conosce, c’è una privatizzazione forzata, eppure si creano forme di solidarietà sorprendente».

È in un contesto difficile come questo che diventa ancora più importante «la fraternità sacerdotale», come la chiama don Roberto: «In situazioni di questo tipo, per me le forme di vita fraterna, l’incontro con gli altri sacerdoti, diventano una benedizione». E conclude: «Sono contento di essere qui, mi trovo bene e mi pare di essere benvoluto anche dalla gente: questo conferma che sono buoni anche con me e che mi sopportano pazientemente…».

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