Opinioni raccolte tra i 7 mila congressisti che hanno affollato Fieramilanocity partecipando alla prima sessione del Congresso teologico pastorale

di Martino INCARBONE

Già dalle 7.30 di questa mattina i volontari erano pronti per accogliere nei padiglioni di Mico i delegati per il Congresso teologico pastorale. I due corridoi e la sala principale si cominciano a riempire dalle 8.30, in particolare c’è affollamento ai banchi in cui vengono distribuite le cuffie per la traduzione simultanea, segno tangibile dell’internazionalità del congresso. Incontriamo alcuni dei congressisti per raccogliere le loro aspettative e motivazioni.

Padre Thomas, che è stato fino a qualche anno fa responsabile della pastorale famigliare, è arrivato a Milano lunedì dalla Repubblica Dominicana e accompagna una delegazione di venti persone, composta da quattro sacerdoti e quattro famiglie. «Ciò che mi interessa è capire e imparare come nel concreto la famiglia sia risorsa della società – spiega Padre Thomas – noi cattolici abbiamo idee e concetti sulla famiglia: per poter dialogare con i laici e soprattutto con lo stato è necessario saper tradurre queste idee e concetti sulla famiglia in fatti e dati, perché no, anche in statistiche».

Fabiola Duez invece arriva da Lisiex accompagnando le reliquie dei coniugi Louis e Zélie Martin, genitori di Santa Teresa di Gesù Bambino. Proprio in occasione dell’incontro mondiale delle famiglie, padre Antonio Sangalli ha accompagnato per l’Italia le reliquie che ora sono a Milano nella basilica di San Nazaro in Brolo. «Ascoltando le parole del cardinal Antonelli sulla famiglia, sembra proprio di rivedere l’esperienza concreta della famiglia Martin –  commenta Fabiola – hanno vissuto il lavoro in maniera straordinaria avendo in carico nella propria azienda 30 operai, che facevano parte stessa della loro famiglia. Hanno avuto nove figli, quattro purtroppo morti prematuramente, e li hanno cresciuti nella fede tanto che quattro sono entrate nel Carmelo di Lisieux e una nelle visitandine di Caen».

Per i delegati da Betlemme – si riconoscono perché portano attorno al collo la loro bandiera – è la prima volta in Italia e la prima volta che incontreranno il Papa. Forse anche per questo hanno portato con loro i figli. Infatti nella pausa tra la relazione della mattinata si dirigono tutti insieme verso una delle sale del congresso ragazzi per recuperare i figli che hanno vissuto l’incontro  nella sala dedicata ai bambini dai 6 agli 8 anni. «Sicuramente il motivo principale per essere qui a Milano – racconta Sandy Albandak – è l’incontro con il Santo Padre. La nostra delegazione prende molto sul serio questo incontro e soprattutto ci stiamo chiedendo come e cosa portare a casa da questo congresso. Ci troveremo tutte le sere per uno scambio di pensieri tra di noi».

Padre Salomao Ernesto Domingos viene invece dall’Angola, arcidiocesi di Huambo, è responsabile della pastorale generale e dell’istituto di scienze religiose. «Siamo in tanti, siamo in 150. Abbiamo scelto come delegati persone che sono veramente impegnate nella Chiesa perché possano vivere questa esperienza di scambio con le altre famiglie del mondo e portarla poi nelle loro parrocchie e comunità. Da questo punto di vista è molto importante il percorso personale e di coppia di ciascuna famiglia».

Sempre dal continente africano ci sono anche due famiglie dello Zambia, provenienti da Chirundu. «La pastorale familiare a Chirundu sta nascendo: le due famiglie – spiega don Michele Crugnola, sacerdote fidei domun – sono ospitate a Pieve Emanuele e a Bisuschio invitate dalle rispettive comunità. Dopo Natale la diocesi ha organizzato un workshop sulla catechesi familiare, come far sì che le famiglie possano far catechismo ad altre famiglie. Ecco, la diocesi ha scelto le due coppie responsabili di questo percorso per venire a Milano».

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