Nel suo messaggio per la Quaresima il Pontefice richiama il concetto di «miseria», differenziandolo da quello di povertà, e specificandone i profili «materiale, «morale» e «spirituale»

di Rita SALERNO

Papa Francesco

È un invito alla conversione e alla solidarietà verso chi ha bisogno il Messaggio per la Quaresima 2014 di Papa Francesco, presentato oggi nella sala stampa della Santa Sede. Il documento prende spunto da un’espressione di San Paolo («Si è fatto vivo per arricchirci della sua povertà») che dà il titolo al testo e offre una riflessione a tutto tondo sui temi della povertà e della miseria.

«Vi è una sola miseria al mondo: non vivere da figli di Dio e da fratelli di Cristo», sottolinea Papa Bergoglio in un passaggio significativo del Messaggio, ed è necessario che le coscienze si convertano alla giustizia, all’uguaglianza, alla povertà e alla condivisione. «Siamo chiamati a guardare le miserie dei fratelli, a toccarle, a farcene carico e a operare concretamente per alleviarle», aggiunge. Il suo messaggio ruota attorno alla povertà cristiana così come la spiega san Paolo: Gesù, «da ricco che era, si è fatto povero per voi, perché voi diventaste ricchi per mezzo della sua povertà». Questo, scrive poi il Papa, «non è un gioco di parole», né «un’espressione a effetto», ma la dimostrazione dello «stile di Dio» e della sua «logica».

Dio si rivela al mondo con la povertà di suo Figlio, «spogliato» di potenza e gloria perché il suo modo di amare l’uomo è fatto di «grazia, generosità e desiderio di prossimità». «Dio – si legge nel testo – non ha fatto cadere su di noi la salvezza dall’alto, come l’elemosina di chi dà parte del proprio superfluo con pietismo filantropico». Dio è invece un Padre che in Gesù «non esita a donarsi e sacrificarsi per le creature amate».

Al tempo stesso, chiarisce il Santo Padre, la miseria «non coincide con la povertà, la miseria è la povertà senza fiducia, senza solidarietà, senza speranza». Dopodiché distingue: la miseria «materiale» è quella più evidente per cui una persona non ha cibo sufficiente, o acqua, condizioni igieniche, lavoro, possibilità di sviluppo e di crescita culturale. E di fronte a questo, ribadisce Papa Francesco, «la Chiesa offre il suo servizio» in senso ampio, cioè impegnandosi anche perché «cessino nel mondo le violazioni della dignità umana, le discriminazioni e i soprusi, che, in tanti casi, sono all’origine della miseria».

C’è poi la miseria «morale, che è «non meno preoccupante». Quante famiglie – osserva il Papa – sono «nell’angoscia», e spesso si rovinano, «perché qualcuno dei membri – spesso giovane – è soggiogato dall’alcol, dalla droga, dal gioco, dalla pornografia!». E quante, prosegue, «sono costrette a questa miseria da condizioni sociali ingiuste, dalla mancanza di lavoro che le priva della dignità che dà il portare il pane a casa, per la mancanza di uguaglianza rispetto ai diritti all’educazione e alla salute». In questi casi, scrive, «la miseria morale può ben chiamarsi suicidio incipiente».

Alla miseria morale si lega spesso quella «spirituale» e qui, asserisce Papa Francesco, «il Vangelo è il vero antidoto», che impegna quindi il cristiano «a portare in ogni ambiente l’annuncio liberante che esiste il perdono del male commesso, che Dio è più grande del nostro peccato e ci ama gratuitamente, sempre, e che siamo fatti per la comunione e per la vita eterna».

Alla presentazione alla stampa ha preso parte il cardinale Robert Sarah, presidente del Pontificio Consiglio Cor Unum, dicastero incaricato di selezionare i temi da sottoporre al Pontefice per il messaggio quaresimale, secondo cui «il messaggio è straordinario perché riporta a una visione integrale della povertà e ci aiuta a svolgere un percorso quaresimale per una comprensione più profonda di povertà».

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