Nella Basilica di San Simpliciano il cardinale Scola presiede l’antico rito per consacrare Anna Maria Gedi di Olgiate Olona e Marta Fumagalli di Cremnago di Inverigo

di Gloria MARI

Anna Maria Gedi

Anna Maria Gedi di Olgiate Olona (Va) e Marta Fumagalli di Cremnago di Inverigo (Co) verranno consacrate secondo l’antico rito della Consecratio Virginum dall’Arcivescovo, cardinale Angelo Scola, sabato 12 settembre, alle 10, nella Basilica di San Simpliciano. Reduci dall’incontro nazionale dell’Ordo Virginum, conclusosi a Venegono il 31 agosto, le due consacrande si preparano a vivere con intensità una celebrazione pubblica e solenne che confermerà il loro desiderio di seguire il Signore nell’Ordo Virginum ambrosiano.

Entrambe quarantenni e laureate, vivono la loro appartenenza a «Cristo sposo» nelle condizioni ordinarie, come riportato nella Nota pastorale della Cei sull’Ordo Virginum: «La forma specifica di consacrazione nell’Ordo Virginum è caratterizzata dall’impegno a condurre una vita di fede e di radicalità evangelica, nelle condizioni ordinarie dell’esistenza», che per Anna Maria si traduce nell’impiego di farmacista e per Marta nella segreteria di una prestigiosa istituzione. Nella loro regola di vita hanno anche scelto di abbinare all’impegno lavorativo un servizio nelle rispettive parrocchie e Comunità pastorali, privilegiando ambiti in cui poter trasmettere l’amore di Dio ai più bisognosi, come la distribuzione dell’Eucaristia ai malati.

«Ho scelto l’Ordo Virginum per lo stile della fraternità che lo caratterizza e, soprattutto per il suo senso di affetto e servizio alla Chiesa, a cui tanto devo per quella che sono», sottolinea Anna Maria. Marta aggiunge: «Da sempre ho sentito forte il desiderio di compiere fino in fondo la bellezza del mio essere donna; e ho scoperto che amare Gesù in maniera sponsale è la via che mi permette di realizzarlo». Marta specifica: «È una vocazione “senza orpelli”, molto essenziale, che spinge a prendere sul serio le verità fondamentali della nostra fede: Gesù è vivo, si può avere un rapporto personale con lui, la Chiesa è la nostra famiglia e in essa si possono vivere relazioni nuove». Un’ulteriore specificazione, sempre da parte di Marta: «È una vocazione che mi permette di vivere il Vangelo come tutti e di seguire la scelta stessa di Gesù e Maria, che sono rimasti vicini alla gente del loro paese e della loro terra, condividendone le gioie e le fatiche».

Una vocazione, quella delle consacrate nell’Ordo Virginum, che affonda le sue radici nelle origini della Chiesa e si alimenta particolarmente della Parola di Dio. Concetto sottolineato, nell’incontro nazionale di Venegono, anche dal cardinale Scola, che si è rifatto alla costituzione dogmatica del Concilio Vaticano II sulla divina rivelazione, Dei Verbum: «L’espressione conciliare infatti descrive bene il cuore dell’esperienza cristiana perché pone in primo piano il fatto che il Signore si manifesta come il Dio-che-parla a ogni uomo e a ogni donna, come si esprime il grande pensatore Origene di Alessandria. Il Dio che si rivela, infatti è il Dio che si rivolge all’uomo e alla donna di ogni tempo, comunicando la sua stessa Parola a fondamento dell’esistenza».

E su questa sottolineatura della Parola le due consacrande si sono trovate concordi: «Metterci nelle mani di Dio per farci plasmare dalla sua Parola, che opera continuamente nella storia e nella nostra vita», evidenzia Anna Maria, sottolineando «il richiamo a vivere l’obbedienza da figli e non da servi».

 

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