Redazione

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La vigilia di Torino 2006 non è stata comunque facile. Tra gli oggetti del contendere, manco a dirlo, i soldi. Fatti due conti, nei bilanci degli organizzatori è risultato un disavanzo di 40 milioni di euro, dovuto in parte a spese aggiuntive, in parte a mancati trasferimenti governativi. Una situazione parzialmente alleggerita dall’intervento della Regione Piemonte (una sponsorizzazione da venti milioni), ma che ha portato il Toroc sull’orlo del commissariamento e che si è risolta grazie alle garanzie prestate dalla Città di Torino.

Si è discusso anche di doping, quando il Cio – su interessata sollecitazione di alcune Federazioni straniere – aveva chiesto per le Olimpiadi una “sospensiva” della normativa italiana, molto più rigida di quella internazionale. A complicare ulteriormente le cose, nelle ultime settimane, un decreto del Ministero della Salute che assegnava la responsabilità dei controlli non agli organismi internazionali preposti (Wada), ma a una commissione di vigilanza ministeriale. Dopo un confronto anche aspro tra il dicastero e il Coni, si è giunti a un accomodamento.

Botta e risposta a distanza anche sui biglietti, tra la stampa Usa e il Toroc: secondo il Wall Street Journal e altre testate, a poco più di un mese dall’inaugurazione l’andamento delle prevendite faceva presagire un flop; per gli organizzatori, invece, tutto si stava svolgendo nella norma e in linea con le previsioni.

Pure la fiaccola, simbolo per eccellenza dei cinque cerchi, ha avuto le sue rogne. Per via dello sponsor (la Coca-Cola) e dei metodi di produzione attuati dalla multinazionale di Atlanta in Colombia in spregio dei diritti dei lavoratori, a Roma, alcuni quartieri avevano annunciato di voler bloccare i tedofori; la mediazione del sindaco capitolino Veltroni ha poi risolto la querelle. Lungo la penisola la fiaccola è stata comunque oggetto di una quarantina di episodi di contestazione, sino allo “scippo” attuato da alcuni “disubbidienti” a Trento e alle “deviazioni forzate” degli ultimi giorni in Piemonte.

Le Olimpiadi si sono trovate infine nello scomodo ruolo di “ostaggio” quando i manifestanti anti-Tav della Val di Susa hanno minacciato di boicottare i Giochi se le loro proteste non fossero state prese in considerazione. E il timore di atti eversivi ha accompagnato l’immediata vigilia dell’inaugurazione, sollecitando alla massima attenzione i servizi di sicurezza già allertati contro possibili attentati terroristici.

Valutando il complesso dei problemi, a un certo punto il presidente della Federazione Italiana Sport Invernali Gaetano Coppi aveva formulato l’auspicio che i Giochi si disputassero in Islanda… Comprensibile, ma del tutto fuori luogo, perché la bellezza dello sport sta proprio nella sua capacità di essere più forte di qualsiasi polemica. L’augurio da rivolgere a Torino 2006 è che tutti questi “veleni” si sciolgano nella neve, lasciando che sia il bianco a colorare lo spettacolo olimpico. (m.c.)

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