In Duomo, l’Arcivescovo ha presieduto la Messa votiva dell’Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria. Rivolgendosi ai moltissimi fedeli presenti, ha richiamato la responsabilità di portare l’annuncio «senza scoraggiarsi per le miserie umane dentro e fuori la Chiesa»

di Annamaria Braccini

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Gli angeli alati e perfetti, quelli disegnati, dipinti, scolpiti dalle mani umane – magari da sommi artisti – e gli angeli che si possono incontrare per le strade di ogni giorno, dall’aspetto non particolarmente angelico, magari in giacca e cravatta o, addirittura, con i vestiti sporchi.
Nella Messa votiva dell’Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria, che presiede in Duomo nel giorno della IV domenica dell’Avvento ambrosiano, l’Arcivescovo ‘parte’ dagli angeli che anche lui ha incontrato. «Angeli malati e anche angeli sani che curano i malati, angeli che andavano di fretta e angeli che, per muoversi, avevano bisogno di chi spingesse la carrozzina. Ma ho capito – dice il vescovo Mario – che erano angeli perché portavano tutti lo stesso messaggio, tutti parlavano più o meno come Gabriele, mandato da Dio a una giovane donna di Nazareth, tutti, infatti, dicevano: “Rallegrati”. Ecco il messaggio che, per ciascuno, fa riconoscere un angelo mandato da Dio».
Un annuncio, questo, che è per tutti anche se «si ha l’impressione di non valere niente; se si è tribolati, troppo arrabbiati o troppo delusi, se si pensa di non aver bisogno di nessuno», proprio perché il “Rallegrati” non è una notizia, una comunicazione, un rimprovero. È la vocazione. È la parola che rivela quale sia il senso della vita; è il messaggio che libera dal dubbio di essere nati per morire, di essere vivi per niente, di essere capitati nella vita per caso». Anche quando la tentazione di avvilirsi è forte, di fronte a innegabili difficoltà e delusioni. «Non lasciatevi scoraggiare dalle miserie dei figli degli uomini, dentro e fuori la Chiesa; non lasciatevi ingannare dalla parola del serpente che induce a immaginare che ci sia una via per la vita e la sapienza migliore di quella che Dio ha indicato. Le difficoltà della missione, le lentezze del cammino di comunione dentro la Chiesa, la desertificazione della convivenza secolarizzata non siano un motivo per lo scoraggiamento. Non lasciatevi sconcertare dalle vicende della comunità, dalle meschinità dei fratelli, dalle inadeguatezza di coloro che hanno ruoli di responsabilità, dalle difficoltà della collaborazione».
L’invito – con il titolo della Proposta pastorale di quest’anno – è a vivere ogni situazione come un’occasione. «Il principio che rende praticabile la fiducia non è nelle risorse di cui disponiamo, non nelle strategie che possiamo elaborare. Il fondamento della fiducia è annunciato dall’angelo: per questo ogni incontro è una possibilità, perché le ragioni della comunione e della fiducia sono più forti di quelle del malumore e del dissenso. Rallegratevi voi pietre vive della Chiesa, siate coloro che portano l’invito a camminare con fiducia, a considerare coloro che vi stanno intorno come fratelli e sorelle per essere anche voi angeli che portano il lieto annuncio».
Pietre vive che, così, si fanno angeli «magari non sospesi per aria, irreprensibili e sempre puliti e contenti».
«Forse saremo angeli un po’ sporchi, forse anche arrabbiati, talvolta malati, talvolta peccatori, ma sempre angeli che possono compiere la loro missione portando dappertutto la gioia di Dio. Per questo la Chiesa esiste ed è presente nella nostra Diocesi, in questo territorio. Qui ha il vostro volto, cammina sulle vostre gambe, parla con le vostre parole».
Infine, a conclusione della Celebrazione c’è ancora tempo per un ringraziamento corale, espresso con gli auguri dell’Arcivescovo e dell’arciprete del Duomo, monsignor Gianantonio Borgonovo, ai Canonici del Capitolo metropolitano festeggiati per i loro giubilei di Ordinazione sacerdotale. Monsignor Mario Manzoni, divenuto prete ben 65 anni fa, monsignor Renzo Marzorati nel 60esimo, i monsignori Pietro Cresseri, Lodovico Garavaglia e Giuseppe Maffi nel 50esimo.
Un augurio arriva, poi, anche per un giovanissimo allievo della Scuola dei Pueri Cantores della Cappella musicale del Duomo, solitamente incaricato di intonare il Salmo Responsoriale – cantato poco prima – Gianluigi Sartori, “reduce” dal suo debutto alla Scala, avendo interpretato il pastorello nella “Tosca” della Prima.

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