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Sirio 15 - 21 luglio 2024
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Nuovo anno oratoriano TRASMETTERE LA FEDE, COMPITO DI OGNI CRISTIANO

9 Ottobre 2007

E’ in gesti semplici, quotidiani, ma mai banali, che in famiglia i genitori trasmettono ai figli la fede cristiana. Nicoletta e Carlo Polvara, responsabili laici degli oratori di Ballabio, raccontano la loro esperienza domestica e i metodi da loro utilizzati (come “l’angolo di Dio”) per mettere Gesù al centro della vita della famiglia. La coppia presenta anche il senso di tante iniziative a Ballabio: far sì che i genitori siano i primi catechisti dei ragazzi che frequentano l’oratorio.

di Nicoletta e Carlo Polvara

Il tema della trasmissione della fede ci interroga in prima persona come genitori, ancor prima che come responsabili laici dell’Oratorio. Come umanamente non c’è cosa più bella di quella di avere figli, così, dal punto di vista cristiano, non c’è nulla di più bello che trasmettere ai figli la fede ricevuta dai padri. Ogni cristiano comune deve poter essere in grado di dire la sua fede in casa, con le parole semplici del Vangelo, nella lingua di tutti i giorni, nella lingua della famiglia. La sacra famiglia di Nazareth ci insegna innanzitutto che Dio viene ad abitare in casa e che nella quotidianità e nella ripetitività dei gesti possiamo realizzare il Regno, fare un’esperienza mistica, crescere nella conoscenza di Dio. La straordinaria novità del cristianesimo è – appunto! – la sua assoluta ordinarietà. Dio ha deciso di abitare la banalità, di colmare lo scorrere dei giorni. Ed è proprio nelle scorrere quotidiano del tempo che cerchiamo di far crescere quei germogli di fede presenti nei nostri figli pur nella loro tenera età. È innanzitutto la nostra casa che deve parlare di Dio e deve aiutarci a parlare con Dio, essere il luogo dove anche visibilmente percepire che “Dio abita qui”. Per questo nel nostro salotto c’è “l’angolo di Dio”, con la Bibbia, una lampada che accendiamo al momento della preghiera, a volte dei fiori o un’immagine significativa.

Ogni giorno, quando ci sediamo a tavola accendiamo un lumino – segno della presenza di Dio tra noi – e recitiamo o cantiamo la benedizione, scelta insieme; tutte le sere, dopo la recita di un’Ave Maria, ciascuno ringrazia Dio per qualcuno che ha incontrato o per qualcosa che gli è accaduto durante la giornata.

Ogni settimana cerchiamo di rendere “particolare” la Domenica, giorno di festa perché giorno del Signore. E inoltre cerchiamo di essere partecipi e sottolineare lo scorrere dell’anno liturgico anche in famiglia, con simboli (ad es. corona dell’Avvento) o momenti di preghiera differenti (ad es. Rosario). Sentiamo però che solo se ci nutriamo reciprocamente come singoli e come coppia all’ascolto della Parola siamo in grado di essere veri educatori alla vita cristiana dei nostri figli. Ed è solo sostenendoci e aiutandoci a vicenda, esortandoci, invogliandoci, provocandoci reciprocamente ad ascoltare la Parola e a parlare di Gesù, solo dialogando in coppia su Dio che si può dialogare insieme con i figli. Possiamo donare agli altri solo ciò di cui siamo ricchi: e il dono della fede, gratuitamente ricevuto, va alimentato con la preghiera, la partecipazione all’Eucarestia, non solo Domenicale, la direzione spirituale, il dialogo e il confronto sulla Parola e sulla vita spirituale con altre coppie.

È proprio da queste riflessioni di genitori che, come responsabili laici degli oratori di Ballabio, anche noi, con Maria e Giuseppe, “saliamo di nuovo secondo l’usanza” verso il luogo dell’incontro con i ragazzi, l’Oratorio, con alcuni desideri e progetti che cercano di attuare il tema di quest’anno oratoriano “Dimmi perché”. Innanzitutto il desiderio di verificare seriamente se i nostri Oratori sono ancora capaci di trasmettere la fede ai ragazzi, adolescenti e giovani, sostenendo le loro famiglie e come svolgono questo importante compito educativo, in particolare attraverso i cammini di catechesi. In secondo luogo desideriamo chiedere ai genitori di ridare senso alle proprie tradizioni e abitudini, di compiere la “strada del ritorno”, in cerca – di nuovo – di Gesù. Per questo li abbiamo invitati ad una serata di riflessione e condivisione sulla loro fede e le motivazioni della scelta al cammino di iniziazione cristiana dei loro figli.

Insieme ad alcuni continueremo anche il percorso iniziato lo scorso anno in occasione della Festa della Famiglia, di trascorrere una domenica al mese in Oratorio. Dopo aver partecipato insieme alla celebrazione eucaristica, mentre gli animatori propongono attività e giochi per i figli, i genitori ascoltano l’intervento di un “esperto” sul tema deciso insieme. Dopo il pranzo comunitario e condiviso, nel pomeriggio c’è lo spazio per il dialogo di coppia e la condivisione tutti insieme. Inoltre abbiamo pensato di offrire, nel ritmo spesso frenetico delle nostre settimane, la possibilità di fermarsi davanti a Colui che ci ha voluti insieme, per qualche istante o per un tempo prolungato. Una volta al mese, dalle 18 alle 21, proponiamo un’adorazione eucaristica, con annesso servizio di babysitting per i piccoli. Il tempo dopo l’ufficio, prima e subito dopo cena ci sembra quello più adatto per le famiglie.

Sono solo i primi passi di un lungo cammino a cui ci sentiamo richiamati dalla risposta, apparentemente dura e scortese, che Gesù rivolge ai propri genitori (da buon adolescente!) riguardo al suo restare a Gerusalemme, nel brano evangelico del ritrovamento di Gesù al Tempio, che fa da sfondo a quest’anno oratoriano: egli si deve occupare delle cose del Padre. Gesù richiama i propri genitori (!) al primato di Dio nella vita di una famiglia. Siamo insieme per aiutarci a trovare la felicità, il senso della vita, siamo insieme per camminare incontro alla pienezza. Dio non è una superflua appendice alle nostre scelte, ma il centro di tutta la nostra esistenza!