L'arcivescovo Angelo Scola ha presieduto una Santa Messa per festeggiare il 25° di episcopato e l’80° compleanno di monsignor Marco Ferrari. Ai giovani l'invito a «prepararsi bene all'amore»

di Elisa RANZETTA

Monsignor Marco Ferrari

“Nulla rende più liberi della fede”. E’ questo il messaggio che arcivescovo di Milano, Angelo Scola, ha lanciato sabato sera dalla chiesa di Santa Maria del Cerro, a Cassano Magnago (VA), dove ha presieduto la celebrazione eucaristica in occasione del santo patrono, San Maurizio, durante la quale sono stati festeggiati il venticinquesimo anniversario di episcopato e l’ottantesimo compleanno di monsignor Marco Ferrari, vescovo ausiliare emerito della Diocesi, già vicario episcopale a Milano e Varese, attualmente vicario per il clero anziano e malato e Incaricato della Conferenza episcopale lombarda per la vita sociale e il lavoro e “membro a tutti gli effetti della comunità pastorale cassanese”, come ha sottolineato il parroco, don Gabriele Gioia.
Centinaia le persone presenti alla cerimonia, con l’intera piazza antistante la chiesa occupata dai fedeli che hanno seguito la funzione attraverso il maxischermo montato per l’occasione all’esterno della parrocchiale.
“La festa di San Maurizio ci ricorda che la vita è anche una forma di combattimento. Con le nostre sole forze non ce la possiamo fare – ha ricordato il cardinale – Obbedire nella fede al Signore che ci guida ci permette di essere rigenerati ogni volta che ci troviamo nella prova e perfino nel peccato se abbiamo l’umiltà di chiedere perdono nel sacramento della libertà. L’uomo, quando si crede artefice capace della propria esistenza, cade nello scetticismo. Cos’è la fede di cui ci apprestiamo a celebrare l’anno se non appoggiarci con umiltà alla roccia che è Cristo? Più cresce la fede, più ci appoggiamo a Gesù, più impariamo che nell’Eucarestia è anticipata la resurrezione”. L’arcivescovo ha riservato inoltre un pensiero speciale per i giovani: “Sono particolarmente lieto che dei giovani percepiscano il valore del loro impegno nella fede, nella comunità cristiana e nella comunità civile”, ha detto salutando quanti hanno portato la fiaccola. E ancora, al termine della cerimonia, si è rivolto tanto ai fidanzati quanto a coloro che, ragazzi e ragazze, avvertono la chiamata alla consacrazione: “Bisogna essere seri nella vita perché la vita è anche un combattimento. Bisogna prepararsi bene all’amore. Invito a prepararsi attentamente al matrimonio perché la famiglia sia una cellula sana della vita della Chiesa e della comunità e invito quanti avessero nel cuore l’inclinazione verso la consacrazione a rivolgersi senza indugio a chi può aiutarli a capire cosa sia l’innamoramento”.
“Ringrazio il Signore per tutti gli anni che mi ha dato e per l’episcopato: il Signore ha voluto scrivere così nella mia vita – ha ricordato monsignor Ferrari – Rinnovo pubblicamente al nostro vescovo e apostolo la promessa fatta 53 anni fa”.
Durante la messa, alla quale hanno partecipato anche il vicario episcopale di Varese, monsignor Franco Agnesi, e il suo predecessore Luigi Stucchi oltre che numerosi sacerdoti che hanno condiviso il cammino di monsignor Ferrari e della comunità pastorale cassanese, l’arcivescovo Scola ha voluto comunicare di persona i malati accompagnati dai volontari dell’Unitalsi e dell’associazione cassanese che si dedica alle persone disabili.

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