Sirio 01-03 marzo 2024
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Riflessione

Normali solo in quanto santi e semplici

La reazione di uno studente del Lombardo alle parole di papa Francesco e al significato dell’esortazione del Pontefice a quella che deve essere la vita del prete

di don Isacco PAGANI

26 Gennaio 2016

Confesso che da qualche giorno nutrivo la curiosità di conoscere cosa potesse pensare il Papa mentre si preparava a incontrare dei giovani preti. Il desiderio non mi ha lasciato nemmeno mentre ascoltavo il suo discorso, finché ho letto tra le righe una domanda: un prete può essere nomale? O meglio, un prete deve essere normale?

La risposta di Francesco è stata diretta. Un prete non può essere normale, se “normalità” è sinonimo di “tiepidezza”. Il tiepido si accontenta, è succube del successo e della gratificazione, e si adagia su ciò che piace a lui. Il prete non deve essere normale, se “normalità” fa rima con “mediocrità”.

Un prete può essere normale, se “normalità” è sinonimo di “santità”. Santo è colui per il quale è normale donare la vita. Il santo, ci insegna il patrono San Carlo, vive una vita normale perché vive una vita di conversione continua. La vita del santo è la vita del pastore che si nutre normalmente del colloquio della preghiera e dell’incontro reale con le persone. Al santo piace normalmente la semplicità: egli è semplice nella vita perché vive nella comunione genuina con il Signore e con i fratelli; egli è semplice nel linguaggio perché gli basta annunciare Cristo e diffondere la gioia del Vangelo. Il prete è chiamato a essere normale, se normalità fa rima con “santità” e “semplicità”.

Non è tutto. Con un piccolo sforzo di memoria ritorno all’inizio del discorso, quando il Papa, staccando gli occhi dal foglio, ha scandito queste parole: «Non dimenticate questo: Dio è il Fedele». Ecco l’ingrediente fondamentale: un prete è chiamato a essere normale perché non si stanca di contemplare il cuore di Dio, il Fedele. In Lui confida e da Lui impara la fedeltà alla sua Chiesa.