Giuseppe Zola, vicepresidente dell’associazione “Nonni 2.0”: «La pandemia ha confermato che siamo un punto di riferimento attivo e certo. Ed è significativo che proprio in questo periodo il Papa abbia proclamato la Giornata mondiale»

di Annamaria Braccini

Giuseppe Zola
Giuseppe Zola

Tra le difficoltà dei giorni più terribili della pandemia, quando era impossibile incontrarsi con i nipoti, fino a oggi, i nonni «hanno tenuto la posizione», non scoraggiandosi, cercando di adeguarsi alla comunicazione social, rappresentando comunque un punto fisso per le famiglie. È questo che si capisce subito dialogando con Giuseppe Zola – sette nipoti dai 22 agli 11 anni -, vicepresidente dell’associazione “Nonni 2.0”, particolarmente grata al Papa per aver promosso da quest’anno la Giornata dei nonni nella Chiesa universale: «L’iniziativa di papa Francesco aiuta tutto il mondo a comprendere che la funzione non solo educativa dei nonni è fondamentale per lo sviluppo di ogni famiglia e dell’intera società e sottolinea che nessuno di noi è autosufficiente, ma che proviene da una storia».

Come è andata quando non potevate incontrare i nipoti?
È stato molto confortante vedere che i nonni hanno messo in moto tutta la loro genialità, magari utilizzando strumenti insoliti di comunicazione a distanza e facendosi aiutare in questo dai nipoti stessi. In questo senso, è stato molto bello constatare come la figura dei nonni non sia mai venuta meno. C’è stata una conferma, durante tutta la pandemia, che i nonni sono un riferimento certo. Alla ripresa dell’attività sociale organizzeremo un’assemblea per dare un giudizio sul vissuto di questa esperienza e su cosa significhi che, proprio in questo periodo, il Pontefice abbia proclamato la Giornata mondiale dei nonni e degli anziani.

In questo tempo avete promosso attività?
Abbiamo organizzato due incontri, uno relativo al tema della fragilità dei nonni, perché il presidente dell’Istat ha confermato che le difficoltà esistono in maniera molto significativa, ma che tuttavia non si tratta di un dato maggioritario. Quindi, successivamente, abbiamo realizzato un incontro sui nonni attivi, con sette testimonianze che hanno dimostrato come, insieme alla fragilità, molti nonni portino in sé la capacità di essere ancora protagonisti nella famiglia e nella società. Si è parlato di impresa, di lavoro, di educazione, di assistenza e anche di politica. I nonni attivi sono una risorsa che, purtroppo, la nostra cultura tende a passare sotto silenzio, proprio mentre stiamo offrendo un contributo di enorme importanza.

L’Associazione Nonni 2.0 è diffusa su tutto il territorio nazionale?
Abbiamo 300 associati, ma con le nostre iniziative raggiungiamo circa 1200 persone Il fulcro è in Lombardia, però si stanno creando gruppi in altre parti d’Italia. L’idea piace, com’è apparso evidente dal concorso scolastico che abbiamo promosso prima della pandemia. Sono arrivati 2300 temi, il 99% dei quali dimostrava un affetto particolarissimo dei nipoti verso i nonni.

 

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