Redazione

La missione chiede alle comunità che si aprano al dialogo con altre culture, che siano così trasfigurate dalla grazia della fede da irradiarne la bellezza dappertutto.

di mons. Mario Delpini
Vicario episcopale

Quando il manifesto annuncia la Giornata missionaria mondiale la signora Maria non lo legge neppure tutto. Si riconosce però sul suo volto un pensiero di rammarico: “Accidenti! – pensa – non ho quasi niente nel portafoglio”. L’associazione tra il portafoglio e la giornata missionaria ha le sue buone ragioni. Tuttavia si deve dire che chi legge fino in fondo il manifesto della giornata missionaria si accorge che forse è tempo di mettere ordine tra le priorità.

La giornata missionaria infatti è diventata il mese missionario: per dire che l’attenzione alla missione non si riduce a una giornata per la raccolta fondi. I temi del mese missionario sono: la preghiera, le vocazioni, l’annuncio del vangelo in altre culture, il sacrificio: per dire che la missione non è l’occasione per una elemosina, ma la docilità allo Spirito di Dio che rende i discepoli testimoni e annunciatori del vangelo a tutte le genti.

La missione della Chiesa nel mondo è la responsabilità di far apprezzare la bellezza del vangelo a quelli che non lo conoscono. La missione chiede alle comunità che si aprano al dialogo con altre culture, che siano così trasfigurate dalla grazia della fede da irradiarne la bellezza dappertutto. La missione chiede che uomini e donne ascoltino la parola di Gesù che dice: “Andate!” e fanno proprio così: salutano tutti, scambiano l’indirizzo con amici e parenti e vanno. Vanno poveri e miti, umili e determinati. Vanno e si interrogano su come devono parlare e che cosa devono fare e dire per essere coerenti con il Signore che li manda.

Vanno e sorridono, perché si sentono sostenuti da tutto un paese che prega per loro. Dunque la giornata missionaria incoraggia la vita spirituale, la riflessione culturale, l’urgenza vocazionale: l’interesse si spinge a tutti i paesi della terra, ricchi e poveri, del nord e del sud, tutti quelli che non avvertono ancora l’attrattiva di Gesù.

È per questo che mi pare obbligatorio essere abbonati a una rivista missionaria! Se proprio dobbiamo parlare di portafoglio, si devono considerare due aspetti. Il primo è l’attenzione a evitare che la nostra generosità generi una dipendenza: come se i cristiani di altre terre debbano essere condannati a vivere di elemosine, invece che essere protagonisti di una vita che possa essere libera e generosa, proprio perché la vocazione cristiana li rende consapevoli della loro dignità di figli di Dio e delle loro responsabilità.

Il secondo è il richiamo a vivere la solidarietà con chi fornisce ai ricchi le materie prime e resta povero, non come una elemosina, ma come un cambiamento di stile di vita che introduca tra i popoli una nuova giustizia. L’ottobre missionario ci aiuti tutti a vivere meglio al missione!

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