Presiedendo la celebrazione conclusiva dell’incontro dei giovani lombardi per la Gmg, il cardinale Scola ha indicato la necessità di essere consapevoli del proprio ruolo, vivendo con coraggio la relazione fondativa con il Signore

di Annamaria BRACCINI

Caravaggio 2013

Paolo ha un sogno, poter partecipare alla prossima Gmg, ma dice: «essere qui oggi è comunque bellissimo»; Luca non nasconde l’emozione, «non c’è la spiaggia di Copacabana, ma l’entusiasmo è assolutamente lo stesso»; Claudia, sotto una bandiera italiana che sventola insieme a quella del suo oratorio, aggiunge, «il Papa ci ha chiesto di essere protagonisti della nostra vita, di non ‘stare al balcone’, cercherò di non dimenticarlo mai».
É una mattina di sole appena velato a Caravaggio e, dopo l’emozione notturna della Veglia, vissuta sui maxischemi televisivi, in diretta con i coetanei che sono in Brasile, il risveglio è un po’ lento, ma quando la Celebrazione eucaristica inizia, preceduta dal canto delle Lodi, sono tutti lì in piedi sul prato. Loro sono i tremila giovani lombardi che hanno voluto essere presenti alla Gmg pur essendo rimasti a casa, attraverso la Veglia promossa dal ODL (Oratori Diocesi Lombarde), svoltasi appunto presso il Santuario di Santa Maria del Fonte a Caravaggio.
Arrivati in forze, fin dal primo pomeriggio di sabato, i ragazzi hanno pregato, riflettuto, compiuto la Veglia e l’Adorazione Eucaristica, ma anche fatto festa con l’animazione, i canti, e soprattutto, la voglia di esserci.
Il cardinale Scola, metropolita di Lombardia, che presiede la Messa concelebrata dai Vescovi delle diocesi della nostra regione e da decine di sacerdoti, come momento conclusivo dell’evento, subito esprime la sua gioia nel vedere i ragazzi che definisce, «carissimi amici, voi che avete voluto riunirvi per compiere insieme ai cosmopoliti di Rio questo gesto grande e significativo». E approfondisce, allora, l’Arcivescovo, le Letture e la pagina del Vangelo di Luca con la preghiera del Padre Nostro, come risposta di Gesù alla richiesta dei discepoli “Signore, insegnaci a pregare”.
«Una domanda così importante non può che nascere – nell’esperienza dei discepoli – da un contesto di condivisione. E’ quanto sta accadendo anche a voi giovani qui a Caravaggio nella partecipazione al grande evento di speranza e incontro di amicizia che è la Giornata mondiale con papa Francesco», nota l’Arcivescovo, che aggiunge. «Ma perché vogliamo pregare? Perché sentiamo il bisogno di ancorare le nostre relazioni in quella costitutiva che le rende autentiche, il Padre, che ci dà la forza della stabilità e della scioltezza di vita. Gesù che, innocente, ha preso su di sé il peccato. Siamo onesti, ragazzi, molte volte chiediamo e preghiamo non con tutto il cuore, bussiamo non convinti che ci sarà aperto, dobbiamo invece imparare una perseveranza audace come quella di Abramo».
Un appello, quello venuto dal Cardinale, che cita papa Francesco, a essere i protagonisti veri e vivi della propria vita. «Tutti vi dicono che siete il futuro, ma non lo sarete mai se non siete i protagonisti del presente. Dobbiamo – spiega, infatti – tornare da questo incontro portando con noi la decisività di iniziare ogni nostra giornata con la parola Padre e di chiuderla con un’Ave Maria, come fossero due parentesi in cui circoscrivere ogni avvenimento quotidiano».
L’invito chiarissimo è alla preghiera a 360° «perché chi non domanda non prega; ecco perché é bello vedervi così in preghiera perché con questa modalità domandate il senso del vivere. Senso che è significato dell’esistenza con le sue fondamentali domande e direzione chiara di cammino. Questo senso si chiama Cristo».
Poi, la liturgia bella e suggestiva come protetta dall’alto della maestosa architettura del Santuario, l’eucaristia partecipatissima, e ancora, quelle parole dell’Arcivescovo che fanno breccia nel cuore dei ragazzi in un silenzio tanto assoluto da rendere percepibile persino lo zampillio dell’acqua della fontana centrale.
«Normalmente quando si compie un’esperienza straordinaria come questa, si pensa che nella vita di tutti i giorni questa stessa on sia replicabile. Invece così sottovalutate la vostra libertà. Infatti, se lo volete davvero, può accadere che ogni giorno sia straordinario: se domandate, vi sarà dato e in questo modo prenderete parte alla vita della Chiesa, come vi chiede anche papa Francesco. L’uomo che ha paura di appartenere a una realtà grande come la Chiesa, con le sue associazioni, movimenti, articolazioni, rischia di appartenere solo a se stesso, ma essendo umani, appartenere a noi stessi vuole dire che si appartiene solo ai poteri e ai valori dominanti. Prendere sul serio il tema della Gmg di quest’anno indica il coraggio di una presenza viva ovunque, nel mondo del lavoro, delle relazioni, dell’Università. È nell’ordinario della vita che la ’straordinarietà’ si consolida. Se ci si educa all’amore e si ama nel modo giusto, si impara ad amare tutti. Non dimenticate che capire cosa significhi essere chiamati ad amare, nel matrimonio o nella consacrazione al Signore, è una risposta integrale all’affettività. Se sentite nel cuore il desiderio di darvi interamente a Dio non dovete avere paura a percorrere questa strada. Come negli affetti, anche nel lavoro occorre educarsi, specie in situazioni nuove e complesse di crisi come quelle di questo inizio millennio. Sappiate aiutarvi per il lavoro e aiutate noi adulti a darvi spazio. Tuttavia, io credo che generazioni come le vostre, molto più libere all’ideologia rispetto al passato, sapranno essere flessibili: ragazzi, vi prego non lasciatevi mai andare, non studiare e non lavorare, non è la strada giusta. Vorrei che nei prossimi giorni di riposo, approfondiste il senso cristiano di queste affermazioni».
E, alla fine, ancora un grazie che si fa immagine concreta nel lungo stringersi di mani tra il Cardinale e i ragazzi – non solo ambrosiani – che si assiepano ai bordi dell’immenso spazio erboso prospiciente al Santuario, «Voglio dirvi grazie, a nome anche degli altri Vescovi e sacerdoti, grazie per la testimonianza che ci date che ci aiuta a essere vescovi, preti, padri e madri impegnati e migliori».
A margine, l’Arcivescovo ancora torna sul tema giovanile: «Per essere il futuro i giovani devono essere il presente. Talvolta ci si dimentica di indicazioni che fanno ben sperare, come quelle evidenziate dal “Rapporto giovani” dell’Istituto Toniolo da cui emerge, ad esempio, che il 18% dei giovani italiani va a messa la domenica. Il cuore credente dell’Europa ha qui una visibilità evidente e questo è il frutto di una capacità educativa ancora presente nelle Chiese di Lombardia e legata, nella nostra diocesi, alla persistenza di una Chiesa di popolo che ha manifesta capacità di coinvolgimento globale: pensiamo agli oratori estivi o al Fondo famiglia-Lavoro. Questo, naturalmente, non significa che non ci sia bisogno di ‘nuovo’. Un rinnovamento che abbiamo identificato nella proposta che guiderà il prossimo Anno Pastorale ambrosiano, con il percorso “Il campo è il mondo”, per potersi immergere totalmente nella realtà, confrontandosi con ogni altro e – come dice papa Francesco – andando verso le periferie dell’umano, con il coraggio di ‘uscire nella notte’ per condividere il bisogno di ciascuno».
Insomma, per passare da un cristianesimo di convenzione a quello di convinzione.

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