Rom e Sinti cattolici in raccoglimento nella chiesa di San Sigismondo. Un appuntamento tradizionale, quest’anno idealmente legato alla beatificazione del Papa, che rivelò sempre un’attenzione speciale per queste etnìe

Sabato 25 ottobre alcuni gruppi di Rom e di Sinti cattolici si riuniranno per una mattinata di preghiera nella chiesa di San Sigismondo a Milano (adiacente alla basilica di Sant’Ambrogio). L’adorazione avrà inizio alle 9, mentre alle 11 sarà celebrata la Santa Messa, caratterizzata dai canti nella lingua dei Sinti. Al momento di preghiera sono invitati tutti i sacerdoti e i laici che desiderano incontrare la realtà di questi credenti «particolari», da tempo seguiti nella pastorale in diocesi da don Mario Riboldi, oggi coadiuvato da un prete di nuova nomina, don Marco Frediani.

Quest’anno il tradizionale incontro di preghiera e di celebrazione fraterna si pone all’insegna della beatificazione di papa Paolo VI, poiché lo stesso Montini rivelò sempre un’attenzione speciale per la gente Rom.

Proprio don Riboldi ricorda come, alla fine degli anni Cinquanta, si sia recato più volte dall’allora Arcivescovo di Milano per «correggere» alcune notizie sommariamente riportate dalla stampa in merito agli «zingari» o per relazionare riguardo alla vita dei nomadi nel territorio della diocesi ambrosiana, riscontrando sempre una particolare premura da parte del cardinale Montini. E le cose non cambiarono quando egli salì al soglio pontificio. «Siamo persuasi – disse infatti Paolo VI ai partecipanti al primo Congresso internazionale per il ministero pastorale e l’azione sociale tra gli zingari, nel febbraio 1964 – che, a contatto con loro, voi comprenderete meglio certi valori propriamente evangelici ai quali gli zingari danno più importanza che non il resto degli uomini».

Commovente fu l’incontro fra il beato Paolo VI e i «pellegrini zingari» convenuti a Pomezia nel settembre del 1965. «Voi nella Chiesa non siete ai margini – li rassicurò il Pontefice -, ma, sotto certi aspetti, voi siete al centro. Voi siete nel cuore della Chiesa, perché siete soli; perché siete poveri e bisognosi di assistenza. Ed è qui nella Chiesa, che voi vi accorgerete di essere non solo soci, colleghi, amici, ma fratelli».

Anche nell’Anno Santo del 1975 papa Montini volle ricevere a Castel Gandolfo un folto gruppo di nomadi, oltre duemila, e in quell’occasione ricordò l’incontro che aveva avuto da arcivescovo diversi anni prima con alcune famiglie Rom, durante una visita pastorale nella zona di San Donato Milanese. «Paolo VI – racconta ancora don Mario Riboldi – fu preso allora da una grande simpatia per i girovaghi. Gridò “Viva i nomadi!”, e pronunciò un discorso dieci volte più lungo di quello che aveva scritto».

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