Padre Pierbattista Pizzaballa, custode di Terra Santa, presenta la visita del Pontefice. Molti gesti di dialogo, anche interreligioso, i cui effetti si vedranno nel tempo

di Daniele ROCCHI

Padre Pierbattista Pizzaballa

Novene di preghiera, tempi di adorazione, digiuni e visite ai più bisognosi: così la comunità cristiana di Gerusalemme si prepara ad accogliere papa Francesco nel suo viaggio che lo porterà prima ad Amman, poi a Betlemme e, infine, a Gerusalemme (24-26 maggio). Qui, presso la Basilica del Santo Sepolcro, il Pontefice incontrerà Bartolomeo I, Patriarca ecumenico di Costantinopoli, a 50 anni dallo storico abbraccio tra Paolo VI e il patriarca Atenagora. Nella Città Santa sale l’attesa sebbene non manchino motivi di preoccupazione legati alle violenze anticristiane di queste ultime settimane causate da gruppi di religiosi ultraortodossi. «Preoccupati, ma non più di tanto – spiega il custode di Terra Santa, padre Pierbattista Pizzaballa -. La presenza del Papa è solo un pretesto per questi gruppi per avere visibilità».

In quale clima Israele attende il Papa?
La stragrande maggioranza della popolazione israeliana attende papa Francesco. Il 13 maggio alla Knesset, il Parlamento israeliano, sono stati commemorati Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II e si è parlato anche della visita del Papa. Per l’occasione il Parlamento ha condannato ogni forma di estremismo. La destra religiosa si è organizzata in forme mai viste in precedenza, non tanto contro la visita, quanto contro il significato che questa potrà avere. Stiamo assistendo a episodi d’intolleranza violenta, fomentati da alcuni rabbini estremisti, che non dobbiamo sottovalutare perché fanno molto danno, ma che vanno considerati nelle loro giuste proporzioni. Per esempio si doveva tenere una manifestazione a Monte Sion, dove è il Cenacolo, con migliaia di persone contro l’accordo tra Santa Sede e Israele, ma i partecipanti non erano più di 300. Questi gruppi oltranzisti non rappresentano gli umori prevalenti nella società israeliana. Nei luoghi visitati il Pontefice avrà una grande accoglienza. Le misure di sicurezza saranno pesantissime e non ci saranno bagni di folla.

Tutta la visita ruoterà intorno alla Basilica del Santo Sepolcro: 50 anni fa Paolo VI e Atenagora s’incontrarono nella periferia di Gerusalemme. Ora in quel Sepolcro che è anche il simbolo delle divisioni dei cristiani…
L’evento principale sarà al Santo Sepolcro dove papa Francesco e il Patriarca ecumenico di Costantinopoli, Bartolomeo I, s’incontreranno in un evento simile organizzato insieme, per la prima volta, dalla Chiesa cattolica e da quella greco-ortodossa. Cosa che acquista rilievo anche per i problemi legati allo statu quo. Sarà una cerimonia ecumenica alla presenza di circa 400 persone. Si tratta di un segno molto forte che getta le basi per il futuro.

La visita avrà anche una valenza interreligiosa con il passaggio allo Yad Vashem e le visite al Gran Muftì di Gerusalemme e ai due Gran Rabbini di Israele. Con quali effetti per il dialogo?
Il desiderio del Papa di incontrare tutte le componenti religiose è un segno importante di dialogo e di amicizia che, è bene dirlo, non avrà degli effetti immediati. Tuttavia che i leader religiosi si vedano è un esempio soprattutto per i giovani. Significativa sarà la visita al Muro Occidentale. Un momento di rispetto e, se si vuole chiamare di preghiera, nei confronti non solo dello Stato di Israele, ma di tutto il popolo israeliano che ha nel Muro il luogo santo per eccellenza.

Se dal punto di vista del dialogo interreligioso non ci saranno effetti immediati, forse da quello politico si potrebbe muovere qualcosa? Magari una spinta alla ripresa dei negoziati tra israeliani e palestinesi…
Mi auguro che questo viaggio possa dare impulso alla ripresa dei negoziati ma temo che ciò non accada. Papa Francesco potrà incoraggiare la pace, ma il negoziato deve essere voluto dalle due parti. E questa volontà non la vedo all’orizzonte”.

Nei tre giorni di visita papa Francesco sarà a Betania in Giordania, dove incontrerà anche dei rifugiati siriani…
Quello che avverrà a Betania oltre il Giordano, sito del Battesimo, dove il Papa incontrerà anche dei rifugiati siriani, è molto significativo. La Siria nel Medio Oriente è la zona a più alta tensione e questo gesto è espressione di solidarietà. La presenza del Papa non cambierà certo il corso degli eventi siriani, ma sarà un abbraccio importante.

E a Betlemme, città palestinese circondata dal muro israeliano?
A Betlemme prima ancora delle parole saranno significativi i gesti: il Papa vedrà il Muro, passerà nel campo profughi. Ripeto: non cambieranno il corso degli eventi, ma qui la gente ha bisogno di soluzioni e di consolazione, di qualcuno che dica loro, ecco io sono con voi.

Papa Francesco celebrerà una Messa nella Sala del Cenacolo, oggetto di discussione per l’accordo fondamentale tra Israele e Santa Sede. C’è qualche legame con l’attesa firma dell’Accordo?
Il Papa celebrerà la Messa come fece Giovanni Paolo II. Questa celebrazione ha scatenato gli elementi religiosi israeliani in un modo mai visto in precedenza. Circa l’Accordo fondamentale siamo in una fase di stallo; ad ogni modo si va avanti e mi auguro che entro questo 2014 si possa chiudere.

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