Domenica 22 aprile, a un anno dalla morte, un convegno e una Messa (diretta tv e web) ricordano il Cardinale varesino che ricoprì incarichi prestigiosi a Milano, Roma, Verona, Bruxelles e alla Santa Sede con intelligenza e competenza. Ne parla monsignor Giuseppe Merisi

di Luisa BOVE

Attilio Nicora
Il cardinale Attilio Nicora

Uomo e prete di «dialogo, ascolto, condivisione». Sono questi i tratti della personalità del cardinale Attilio Nicora, varesino di nascita e profondamente ambrosiano, secondo monsignor Giuseppe Merisi, che lo ha conosciuto da vicino e che interverrà al convegno del 22 aprile a un anno dalla morte. Tanti gli incarichi che Nicora ha svolto nella Diocesi di Milano, ma non solo. «Era capace di condivisione nei confronti delle persone con cui collaborava o che si rivolgevano a lui».

Monsignor Merisi, a quando risale la sua conoscenza con Nicora?
Ho conosciuto don Attilio Nicora in Seminario come insegnate di Diritto canonico e negli ultimi mesi come rettore di Teologia. Ne ho apprezzato subito la chiarezza e la profondità di pensiero, in particolare nelle scienze giuridiche, sia canoniche sia civili. Poi ho avuto occasione di collaborare con lui a Milano, durante il mio servizio in Azione cattolica quando ero assistente diocesano e in seguito da provicario generale in Curia, succedendo proprio a monsignor Nicora, per incarico del cardinale Martini, nelle responsabilità relative al laicato cattolico e alla Pastorale sociale.

È stato anche stretto collaboratore della presidenza della Conferenza episcopale italiana…
Sì, anche nella Cei ho avuto occasione di apprezzare l’impegno di monsignor Nicora, in particolare nelle vicende relative alla revisione del Concordato e al nuovo statuto di Caritas italiana (di cui è stato presidente dal 1990 al 1992, ndr), fino alla costituzione del Coordinamento fra le aggregazioni laicali in campo sociale e nominato “Retinopera”, tuttora esistente.

Però ha avuto incarichi anche fuori dall’Italia.
Non posso dimenticare il servizio di Nicora in campo europeo, ancora oggi ricordato a Bruxelles, nel Comece, la Commissione degli episcopati della Comunità europea, di cui fu vicepresidente in rappresentanza dei vescovi italiani. Una vita dunque, quella di Nicora, di grande impegno, da Varese a Venegono, Milano, Roma, Bruxelles, Verona (dove è stato vescovo per cinque anni) e poi ancora a Roma come cardinale collaboratore del Papa nella Santa Sede.

Quale eredità ha lasciato alla Diocesi di Milano?
Sono tanti gli insegnamenti su cui possiamo meditare, tutti importanti e significativi, per la vita delle nostre comunità, sia per il cammino delle istituzioni ecclesiali sia per il lavoro di formazione dei fedeli laici che Nicora ha sempre incoraggiato, per gli studenti a Varese, tutti i laici a Milano, compresi gli impegnati nel socio-politico, i giuristi cattolici a Milano e a Roma. Per i preti, ma anche per i laici, monsignor Nicora è sempre stato un riferimento significativo: per l’esempio quotidiano, per la fede e il senso di Chiesa, per le prospettive teologiche e sociali che nella sua vita ha sempre testimoniato, nella comunità ecclesiale e nella società civile. Quella comunità ecclesiale e quella società civile chiamate a collaborare nel rispetto delle necessarie distinzioni come evocato e proposto nel grande convegno diocesano “Farsi prossimo” del 1986, promosso dal cardinale Martini, con l’intervento di Nicora.

 

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