Redazione

Le molte persone che, negli oratori e nelle società giovanili, si danno da fare per aiutare
bambini e adolescenti a fare pratica sportiva nella giusta maniera, sono mortificati
dai pessimi esempi che spesso arrivano dallo sport di vertice. Negatività e storture da cui
occorre liberarsi per riaffermare la potenzialità dello sport come vera agenzia educativa

di Bruno Pizzul

Si rinnova l’ormai collaudata tradizione del Natale degli Sportivi: il cardinale Tettamanzi e la Chiesa ambrosiana convocano tutte le componenti dello sport milanese e diocesano a un incontro di festa e riflessione. Il Palasharp di Lampugnano, una volta ancora, si riempirà di gente, soprattutto giovani contenti di stare assieme per testimoniare la loro passione e, simbolicamente, per promettere una partecipazione corretta alla pratica sportiva.

Saranno momenti di intensa condivisione, allietati da musica, canti, testimonianze di campioni e ragazzini alle prime esperienze agonistiche, dirigenti di antica e nuova milizia alla presenza dell’Arcivescovo, pienamente a suo agio nella chiassosa e festosa cornice.

Il tema-guida scelto stavolta è “Capitani coraggiosi”, a indicare l’opportunità o, meglio, la necessità che, in ogni aggregazione, venga individuato un leader, un capitano appunto, dotato di forza carismatica, capace di facilitare la vita e l’armonia del gruppo, esempio sul piano dei comportamenti, dell’impegno, dei valori.

La contemporanea presenza di campioni famosi e di giovani praticanti offrirà, come sempre, l’occasione per uno stare assieme molto significativo e al tempo stesso l’opportunità per sottolineare che lo sport deve fare ogni sforzo per recuperare un respiro etico, per scrollarsi di dosso le contaminazioni che, a livello di vertice, troppo spesso lo sporcano e lo avviliscono.

Ci sono tante persone di buona volontà che, negli oratori e nelle società giovanili, si affaticano per aiutare i bambini e gli adolescenti a fare sport nella giusta maniera, con il rispetto delle regole e degli avversari, con il dovuto impegno agonistico, ma al contempo con il senso della misura e il rispetto del limite. Ebbene, per tutti questi benemeriti che tanto si applicano, uno dei maggiori crucci nasce dai pessimi esempi che, purtroppo, discendono dallo sport di vertice: giocatori poco leali, dirigenti litigiosi, linguaggi inaccettabili, incapacità di accettare la sconfitta, violenza assortita, la stessa comunicazione giornalistica sboccata e virulenta. Dato poi che giornali, radio e televisioni parlano solo di quello sport, inevitabilmente lo trasformano in modello di riferimento unico per i ragazzini che ne assorbono le negatività e le storture.

Sono problemi di cui hanno consapevolezza anche i campioni, molti dei quali hanno valori personali ben consolidati; ma non sempre è possibile, a livello individuale, riuscire a trasmettere qualcosa di buono ed esemplare. Proprio per questo occorre che all’interno dei vari gruppi si possa e si sappia individuare un capitano coraggioso adatto a comunicare un modo corretto e rispettoso di fare sport, a ogni livello. Non è facile, ma e’ già buona cosa che di questi problemi si parli e se ne prenda atto. Il Cardinale saprà poi confortare tutti con le sue parole di monito, ma anche di speranza, in un ideale abbraccio con tutti i presenti.

Al solito ci sarà gran folla, simpatica e informale confusione: gli addetti all’ordine avranno di che ammattire, ma alla fine se ne andranno tutti contenti di aver partecipato, con la convinzione che davvero lo sport è un momento magico di aggregazione e che bisogna fare di tutto per recuperarne i valori veri e originari, in modo da farlo ridiventare, a ogni livello, vera e propria agenzia educativa. Impossibile? Mica detto. E, in ogni caso, bisogna provarcisi, ciascuno nel proprio ambito e nelle proprie possibilità.

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