Redazione

Da Gerusalemme, fra Pierbattista Pizzaballa, custode di Terra Santa, ricorda il valore di un Natale che sfida la vecchiezza interiore, che di fronte alla povertà della grotta infonde in tutti una fiducia nuova.

di fra Pierbattista Pizzaballa
custode di Terra Santa

“Il popolo che camminava nelle tenebre vide una grande luce;
su coloro che abitavano in terra tenebrosa una luce rifulse” (Is. 9,1).

Cari fratelli e sorelle,
il mondo guarda a Betlemme, con un anelito di speranza ed un bisogno di pace che scuotono gli abissi dell’anima. Noi, che abbiamo la grazia di vivere in Terra Santa, come ogni anno torniamo a celebrare il Natale, con il cuore toccato da una grazia che ancora ci sorprende. Sembra che questa festa voglia sfidare la nostra vecchiezza interiore, per far rinascere in noi il coraggio limpido dell’infanzia, quando credevamo che tutto il bene è possibile.
L’urgenza di pace ci soffoca il cuore, nonostante le amarezze della cronaca, e ci fa diventare mendicanti di speranza. Guardando la grotta di Betlemme siamo costretti a sperare in un mondo migliore. Il bisogno di amare, che ha le sue radici nel profondo dell’anima, dinanzi alla povertà di Betlemme, ci fa trasalire di fiducia nuova. Lo scoraggiamento e le delusioni che appesantiscono i nostri cuori, come un macigno gravoso, sembrano dissolversi. Non possiamo rifiutare la speranza, dinanzi al mistero di un Dio che nasce bambino, nella grotta dei pastori.

A Natale anche la persona più crudelmente ferita dalla vita, riscopre che Dio continua ad abitare in mezzo a noi. Le guerre e le violenze non sono l’ultima parola che pretenda di sigillare la storia. L’odio e la disperazione non sopprimono il bisogno d’amore che continua tenacemente ad abitare lo spirito umano. Nel silenzio di Betlemme la luce di Dio brilla ancora, ed illumina i sentieri degli uomini.

Esperienze di delusione e di fallimento sociale possono inaridire gli orizzonti dell’anima, ma se guardiamo la stella di Betlemme, la vita torna ad illuminarsi. Comprendiamo, con la saggezza semplice e concreta della fede, che Dio continua ad amarci. Il suo Figlio Gesù viene ad abitare in questa terra, perché si compia anche in noi il miracolo della gioia e della fraternità.
Con stupore tremante volgiamo lo sguardo a Giuseppe e alla Santa Vergine, e siamo rapiti dalla loro serenità gioiosa. Sono poveri, ma hanno avuto il coraggio di credere. In questo Natale vogliamo pregare perché anche noi, come loro, siamo capaci di accogliere Gesù, credendo che l’Amore di Dio può cambiare la nostra vita. È venuta nel mondo la Luce vera, quella che illumina ogni uomo (Gv. 1,9 ), e noi, finalmente inebriati da una speranza che non delude, possiamo diventarne testimoni.

A tutti l’augurio più affettuoso di un Santo Natale.

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