Redazione

Nel volume “Angeli a Natale”, Gabriella Bottani propone la sua testimonianza nel Marrocos di Fortaleza, in Brasile. In un luogo così povero capita che la natività passi inosservata, impegnati come sono tutti nelle loro attività. Poi, la proposta di ripensare ai Natali passati cambia le cose, e parte l’idea di un presepe creato con materiale riciclato.

di Gabriella Bottani

Era il terzo anno che passavo il mio Natale in Brasile. I primi due li ho vissuti senza nemmeno rendermene conto. L’Avvento e il Natale sono passati inosservati, ben nascosti nella quotidianità della vita e nelle emozioni suscitate dall’incontro con questa nuova cultura che mi ospita.
Nella periferia di Fortaleza, dove vivo, mancano tutti quegli addobbi natalizi che obbligano a ricordare anche ai più smemorati che il Natale si sta approssimando: le cascate di luci nelle vetrine dei negozi, i babbi natale sparpagliati per la città, i suoni delle cornamuse, gli scaffali pieni di panettoni, gli alberi di Natale e i presepi.

Era il terzo anno, quindi, che passavo il Natale a Fortaleza, immersa nel caldo afoso della stagione e già un poco assuefatta a questo Natale tanto differente e tanto lontano dalla festa a cui ero abituata. Mi dicevano: «A Natale siamo tutti più buoni». Invece qui devo stare più attenta perché gli assalti e i furti aumentano. «Davanti al Bambinello siamo tutti uguali». Qui invece la differenza tra ricchi e poveri si fa molto più violenta. «Tutti riceviamo dei doni»; qui invece la lotta per la sopravvivenza si fa ancora più crudele! Mi sentivo come una statuina inopportuna nel presepe, mi sentivo come un coccodrillo davanti alla mangiatoia vuota! Che cosa ci fa un coccodrillo nel presepe? Che cosa ci facevo io in questo presepe? In questa storia riciclata? E che cosa ci faceva una mangiatoia vuota a Natale? Dov’era Gesù?

Proprio in quell’anno il gruppo di donne della comunità del Marrocos (nome di una area di occupazione), che frequento regolarmente, mi ha chiesto di aiutarle ad approfondire il senso di questa storia. Una grande sfida per tutte noi! Abbiamo iniziato a recuperare nelle nostre memorie quello che era rimasto, condividendo i nostri ricordi di Natale, della festa e della storia della nascita di Gesù.
Piano piano siamo riuscite a creare un clima inaspettato, allegro e pieno di emozioni. In poco tempo abbiamo messo insieme tutte le parti necessarie per ricostruire il racconto della nascita di Gesù: l’annuncio dell’angelo a Maria, il censimento, il viaggio con l’asinello, gli ostelli pieni, il rifiuto incontrato da Maria e Giuseppe, la stalla, i pastori, gli angeli, i re magi.
Quinha, improvvisamente, ha espresso il desiderio di avere un presepe proprio nel Marrocos: «Sarebbe un bel regalo per Gesù – disse -, in fondo lui ha scelto di nascere a Betlemme e in una stalla e oggi, se dovesse scegliere un luogo dove nascere a Fortaleza, sceglierebbe il Marrocos». Le parole di Quinha hanno riempito i nostri occhi di luce. Ne è seguito un silenzio profondo subito interrotto da un vortice di idee.

La settimana seguente ci siamo riuniti tutti, donne e bambini. Le donne che vivono raccogliendo materiale riciclabile hanno portato le bottigliette di plastica; le ricamatrici hanno portato aghi, filo e forbici. Una signora che si guadagna da vivere facendo tappeti con ritagli di stoffa ha portato il tessuto per fare i vestiti. L’argilla siamo andati a raccoglierla insieme ai bambini ai margini del fiumiciattolo.
Qualcuno ha portato della carta dorata e delle lucine colorate e i bambini hanno raccolto i sassi e le foglie di palma per lo sfondo. Ognuno di noi ha scelto il suo personaggio da costruire: Gesù, Maria, Giuseppe, l’asino, il bue, gli angeli, i pastori, le pecore e addirittura un coccodrillo dai colori brillanti: rosso, verde e azzurro! In poco tempo avevamo preparato il nuovo presepe per accogliere Gesù tra di noi. Un presepe di materiale riciclato, così come la storia di Gesù.

Anche questa è una storia riciclata, che si ripete ogni anno e perde di valore, così come stava succedendo a me. A volte la mettiamo via nell’armadio delle cose inutili, o chiusa in soffitta nel baule dei giochi di quando eravamo bambini, e ci ricordiamo di lei con la nostalgia con cui trattiamo una vecchia storia. Noi donne del Marrocos, invece, l’abbiamo recuperata tra i ricordi che avevamo buttato fuori dalla nostra mente e l’abbiamo ripulita: con grande stupore, ci siamo rese conto che quell’anno il Dio della vita, in Gesù, aveva scelto veramente una delle tante periferie anonime e dimenticate per farsi carne e piantare la tenda in mezzo a noi.

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