Il cardinale Angelo Scola ha dedicato il nuovo altare del Duomo di Monza: «Decidiamoci a dare un peso diverso alla domenica»

di Filippo MAGNI

altare Duomo Monza

Il cardinale Angelo Scola a Monza parla del bisogno di unità e della necessità di «dare un peso diverso alla domenica». L’occasione è particolarmente favorevole: la dedicazione del nuovo altare del Duomo. La tavola intorno a cui la comunità cristiana si riunisce nei giorni di festa: «Viviamo in pieno il mistero eucaristico», esordisce l’Arcivescovo, che spezza il ritmo a volte banale del quotidiano «perché fa irruzione dentro di noi Cristo che ci conduce al Padre». Secondo Scola è giunto il momento che «come cristiani ci decidiamo a dare un peso diverso alla domenica. Non sia caratterizzata solo da una partecipazione meccanica all’Eucaristia, ma assaporiamone in profondo il senso di conversione, lasciando che si prolunghi per tutta la giornata». Il rito della dedicazione dell’altare, alla presenza dell’arciprete mons. Silvano Provasi e delle autorità cittadine e provinciali, è fatto di gesti dalle radici antiche. Pongono la tavola al centro dell’attenzione dell’assemblea. Tra i primi, la recita delle litanie dei Santi, «perché i nostri fratelli che hanno già raggiunto la gloria del Cielo intercedano per noi». E la deposizione delle reliquie: il cardinale Scola inserisce in una nicchia laterale dell’altare, dove già sono custoditi i resti di San Giovanni Battista, anche le reliquie di San Gerardo, del Beato Luigi Talamoni e del Beato Carlo Gnocchi. Particolarmente suggestivo il gesto dell’unzione, che vede l’Arcivescovo ungere il marmo e spandere su tutta la superficie sacro Crisma «perché possa diventare simbolo di Cristo: unto dal Padre con lo Spirito Santo e costituito sommo sacerdote per offrire sull’altare il sacrificio del suo corpo per la salvezza di tutti». La vittima, spiega Scola, «diventa altare, creando unità con il sacerdozio, concentrandoli in un’unica persona che siamo invitati a seguire». È questo, aggiunge l’arcivescovo di Milano, il senso dei gesti della dedicazione, che prosegue con l’incensazione: «Far scaturire da ciascuno, e quindi Da tutta l’assemblea, la decisione di metterci alla sequela di Gesú accettando anche, come abbiamo letto nella Lettera agli ebrei, il disonore che ha accettato», la morte per crocefissione. «Portiamo sotto alla croce tutto ciò che preme nelle nostre vite di bene e meno bene: frammentazione, male fisico, dolore, gioie e angosce, speranze. Mettiamole a disposizione del Signore per metterci noi stessi a disposizione». La condizione per farlo è «la perseveranza, che consiste anche nel non farci sviare da dottrine strane ed estranee. Cibi che non hanno mai dato giovamento a chi ne ha fatto uso». In questo «tempo confuso, post moderno» aggiunge, anche noi «che vogliamo essere fedeli a Gesù» rischiamo una «confusione. Anche con le più rette intenzioni possiamo cadere vittima di incomprensioni, divisioni, inutili chiacchiere per via del pensiero dominante che ci arriva dai grandi media». L’ultimo gesto che conclude la dedicazione dell’altare è, subito dopo la copertura, l’illuminazione. Si accendono le candele e i led che restituiscono tutto il suo splendore al paliotto dorato posto davanti all’altare, realizzato nel XIV secolo da Borgino dal Pozzo. Un capolavoro dell’arte che dà a Scola lo spunto per ricordare “la grande tradizione di questo Duomo, di questa comunità, di questa città importantissima per la nostra Diocesi e, fatte le debite proporzioni, per la nazione e l’Europa”. Una città ricca di congregazioni, associazioni, realtà educative che secondo l’arcivescovo sono chiamate a una sempre maggiore unità. «A nutrire una stima che, indipendentemente dalla diversità delle opinioni, sia a priori perchè condividiamo la fede in Gesu. Come ci invita a fare Papa Francesco: non irrigidiamoci su posizioni diverse, aumentiamo la comunione. La consacrazione dell’altare sia occasione di rinnovamento della nostra fede, libertà, persona». La tavola è consacrata e ora pronta a vivere il momento per cui nasce: la consacrazione Eucaristica. Al termine della quale l’arcivescovo si recherà a Roma, per partecipare al sinodo da poco iniziato. «Ringraziamo il cardinale Scola – conclude mons. Provasi – per essere qui con noi nonostante l’imminente impegno vaticano. Pensiamo a lui, e ai padri sinodali, pregando per loro quotidianamente».

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