I discorsi dell’Arcivescovo alla Campionaria raccolti in un volume presentato all’Ambrosiana. Il curatore monsignor Navoni: «Fu colpito dall’effervescente mondo imprenditoriale milanese, ma era convinto che il progresso dovesse essere regolato per non sfuggire di mano»

di Annamaria BRACCINI

Navoni
Monsignor Marco Navoni

Un santo ha varcato l’ingresso della Fiera Campionaria? A qualcuno potrà apparire strano, ma Giovanni Battista Montini, San Paolo VI, vedeva lontano e da Arcivescovo di Milano aveva capito che le dinamiche del futuro – fossero esse sociali, politiche, economiche – occorreva cercarle nei luoghi dove erano più presenti. Per questo la presentazione del volume che raccoglie i discorsi dell’arcivescovo Montini per la Fiera di Milano (Silvana Editore), che avrà luogo martedì 27 novembre, dalle 18, alla Biblioteca Ambrosiana (promotori la stessa Biblioteca e la Fondazione Fiera Milano), è particolarmente significativa.

Il saggio è a cura di monsignor Marco Navoni, viceprefetto dell’Ambrosiana, che osserva: «Quando Montini viene a Milano, trova una società in profonda trasformazione negli anni del boom economico. Resta colpito dall’effervescente mondo imprenditoriale milanese, che trova nella Fiera di Milano, forse, la sua espressione più eclatante. Montini percepisce, da un lato, il pericolo della secolarizzazione – anche se non usa mai questa parola -, cioè il rischio di uno scollamento tra la dimensione religiosa e questa nuova società del progresso e del lavoro. Dall’altro, comprende che è un mondo che non può essere ignorato, anzi, va intercettato e ricondotto alla dimensione di fede. Così, tutti gli anni del suo episcopato ambrosiano visita i padiglioni della Fiera e invita gli espositori a Messa in varie Basiliche della città, pronunciando omelie elaborate e pensate, nelle quali fa anche alcune proposte molto concrete.

Qualche esempio?
Montini manifesta il suo entusiasmo sincero, ma si chiede, profeticamente, se il futuro porterà a un progresso sempre positivo. Potremmo dire che anticipa i problemi che poi verranno catalogati come “sostenibilità”. Anche qui non c’è un termine preciso, ma l’intuizione è chiara: il progresso deve essere regolato, perché altrimenti sfugge di mano. Un secondo tema importante è quello della questione sociale, quindi della sperequazione nell’uso e nella distribuzione dei beni. Qui Montini si rifà alla tradizionale dottrina sociale della Chiesa e in particolare alla Rerum Novarum di Leone XIII, ma l’aspetto più interessante è quello di invitare gli espositori della Fiera a uno scatto verso l’alto: utilizza il termine latino excelsior, «più in alto». La Fiera deve diventare l’esibizione non solo del progresso economico, ma di un vero e proprio sviluppo culturale, proprio perché è la dimostrazione che il lavoro umano riesce a plasmare le cose e a renderle più utili. Si deve, dunque, attingere ai valori supremi dell’Assoluto.

Perché Montini definisce la Fiera «un mondo incantato»?
Perché, fino a qualche anno prima, erano impensabili certe scoperte e tecnologie come i nuovi elettrodomestici- In un’omelia dice: «Avete visto quante belle cose nella Fiera, questo mondo incantato e abbagliante? Però non lasciatevi abbagliare, perché non è questo che costruisce il Paradiso sulla terra».

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