Sacerdote ambrosiano, è stato scelto dal Papa, che l’ha nominato inoltre segretario del Consiglio d'amministrazione dello stesso Ctv. Giovedì 24 a Milano la presentazione di un suo libro sul Concilio

Dario Edoardo Viganò

Benedetto XVI ha nominato monsignor Dario Edoardo Viganò, sacerdote ambrosiano, direttore del Centro televisivo vaticano e segretario del Consiglio d’amministrazione dello stesso Ctv. Monsignor Viganò prende il posto di padre Federico Lombardi, che resta alla guida della Sala Stampa della Santa Sede e della Radio Vaticana.

Monsignor Viganò è professore ordinario di Comunicazione presso la Pontificia Università Lateranense e direttore del Centro Alti Studi Lateranensi (Clas). Insegna “Linguaggi e mercati dell’audiovisivo” presso il Dipartimento di Scienze Politiche della Luiss “Guido Carli”, dove è membro del Comitato direttivo del Centre for Media and Communication Studies “Massimo Baldini”. È presidente della Fondazione Ente dello Spettacolo e direttore della Rivista del Cinematografo.

Viganò ha ricordato come la sua lunga esperienza nel campo della comunicazione audiovisiva abbia avuto origine «quando il cardinale Martini mi mandò a seguire un dottorato in Comunicazione. Mi sono sempre occupato di cinema e del rapporto tra le immagini e la storia della Chiesa».

Ha indicato tra i suoi obiettivi quello di accrescere l’integrazione tra il patrimonio di immagini del Papa e il loro utilizzo attraverso le nuove tecnologie. «Fondato da Giovanni Paolo II e seguito poi da Benedetto XVI, diretto inizialmente da Emilio Rossi e poi guidato con saggezza e competenza da padre Federico Lombardi, il Ctv documenta tutte le immagini del Papa, tutte le celebrazioni,gli incontri, i viaggi, con cui costruire un grande archivio – ha spiegato -. Le immagini sono fonti storiche, quindi si proseguirà il lavoro fatto, ancora di più avendo cura per potenziarne l’utilizzo con le nuove tecnologie».

Secondo Viganò, inoltre, «è importante l’unione con tutte le Chiese del mondo, che attraverso le immagini del Papa portano il suo messaggio in ogni continente: penso all’Africa, al Sudamerica, all’Asia…». Occorre «proseguire nell’integrazione tra la parte documentaristica e le tecnologie digitali, che possono avere molteplici usi, e verso la convergenza con i servizi di altre realtà della Santa Sede», per esempio la Radio Vaticana, che «ha un servizio di news legato alle immagini». «L’integrazione tra i diversi asset comunicativi – ha sottolineato – può portare la Santa Sede a una maggiore diffusione del messaggio del Papa in tutto il mondo». 

Giovedì 24 gennaio, a Milano, è in programma la presentazione di un suo libro sul Concilio e la comunicazione (l’approfondimento in allegato nel box in alto a sinistra)

 

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