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Nuovi ministeri, i quattro pilastri del percorso formativo

Cammino personalizzato, dimensione pratica, dimensione della corresponsabilità, coinvolgimento della comunità: don Martino Mortola, docente in Seminario e membro dell’Équipe formativa, delinea i criteri-guida della preparazione

di Annamaria BRACCINI

16 Ottobre 2023
Don Martino Mortola

Don Martino Mortola, docente di Teologia sistematica nel Seminario arcivescovile di Venegono e facente parte dell’Équipe formativa – con uno specifico impegno di approfondimento dei cammini di coloro che si presentano per divenire ministri istituiti – sottolinea la fase di definizione che ancora caratterizza il progetto, nel quale, tuttavia, si possono evidenziare quelli che definisce «quattro pilastri o criteri» sui quali si fonda il percorso, in fedeltà alle linee guida diocesane e lombarde.

«Il primo pilastro è la personalizzazione del cammino. Siamo consapevoli che le persone che daranno la disponibilità a ricevere un ministero vivono condizioni di vita ed esperienze pastorali molto diverse tra loro. Si tratterà, dunque, di formare le persone tenendo conto dei loro carismi, della loro disponibilità concreta e dei bisogni delle comunità per le quali vengono istituite».

«Il secondo è la dimensione pratica. Certamente la formazione intellettuale sarà accompagnata da un tempo di tirocinio che aiuterà il discernimento in vista dell’istituzione. Le dimensioni del “sapere”, dell’“essere” (cioè la cura della vita spirituale) e del “saper fare” non possono mai essere disgiunte nel cammino formativo».

Particolarmente significativi il terzo e il quarto, nel segno di quella sinodalità della Chiesa che attualmente il Sinodo – e comunque, da sempre – chiede papa Francesco: «Terzo criterio è la dimensione della corresponsabilità. Agli uomini e alle donne che assumeranno questo ministero si chiede non solo di svolgere compiti, ma di diventare responsabili di alcuni ambiti della vita pastorale, coordinando l’impegno di altre persone, in particolare nella liturgia e nella catechesi. Il quarto pilastro è il coinvolgimento della comunità di appartenenza dei candidati. La formazione dovrebbe aiutare tutti coloro che hanno, appunto, compiti nella Chiesa ad assumere una mentalità missionaria e ministeriale, affinché la parrocchia non sia vista solamente come un’erogatrice di servizi religiosi, forniti da lavoratori “specializzati”».