Questo il senso della festa cara a peruviani e latino-americani. Don Alberto Vitali: «Non sono ospiti, ma membri della nostra Chiesa e del nostro patrimonio religioso e culturale»

di Veronica TODARO

In migliaia domenica 26 ottobre attraverseranno il centro di Milano. Si tratta dei fedeli peruviani e latino-americani, ma non solo, provenienti da tutta la diocesi per la grande e tanto attesa festa del Señor de Los Milagros, un evento che coinvolge la città dal 1996.

«Il significato della festa oggi è per certi aspetti lo stesso di ieri – sottolinea don Alberto Vitali, responsabile dell’Ufficio diocesano per la Pastorale dei Migranti -. È l’espressione della fede popolare, una forma di religiosità non di serie B, che si riesce a trasmettere di generazione in generazione e che resiste al logorio del tempo. È il sintomo di quanto questa tradizione sia radicata nel cuore della gente, nella loro fede, uno strumento che ci aiuta a riscoprire e a cogliere quanto di tipico c’è nella fede di ciascun popolo. La fede è la stessa, i dogmi sono gli stessi, ma ciascuno esprime fede e spiritualità in modo differente, con caratteristiche proprie».

Milano si appresta così ad accogliere una «comunità di fedeli e migranti». «Sono importanti queste due parole – prosegue don Vitali -, perché la Chiesa di Milano li accoglie nel suo seno non come ospiti, ma come membri della propria Chiesa, annoverandoli come patrimonio religioso e culturale. La comunità è parte integrante della Chiesa di Milano, in modo specifico della Pastorale dei Migranti».

Don Vitali ci tiene a precisare che la festa del Señor de Los Milagros non è uno spettacolo né culturale, né tantomeno folcloristico: «Al contrario è l’espressione delvalore e del significato della devozione, che si tramanda dal 1600. Il nome deriva dal dipinto di uno schiavo su un muro di una casa di Lima, in Perù. Nonostante i cataclismi e le distruzioni che hanno coinvolto la città nel corso dei secoli, la rappresentazione è sopravvissuta miracolosamente intatta fino ai nostri giorni. Tantissimi sono i pellegrini che si recano periodicamente a Lima a renderle omaggio. In Perù questa processione si svolge una volta al mese. Nel 1600, attorno al dipinto, nacque anche una confraternita, per pregare, ma anche per aiutarsi vicendevolmente a livello sociale. Amare Dio e amare il prossimo, è il comandamento principale di Gesù. Oggi si tratta di riscoprire il significato più puro della devozione, tornare alle origini senza cadere nel folcloristico». E precisa ulteriormente: «La processione non deve attirare curiosità morbosa, bisogna andare al di là dell’immagine dei peruviani vestiti con costumi tradizionali, bisogna tornare al significato originario, all’immagine del Crocifisso».

L’anno scorso l’arcivescovo Angelo Scola aveva invitatola comunità peruviana e latino americana a divenire non solo forza portante della città di Milano, ma esempio di cittadino europeo: «Non vivete a Milano chiusi nelle vostre comunità: apritevi alla Città. Aiutate i vostri figli a entrare nella vita ordinaria delle parrocchie, delle scuole, del quartiere, contribuendo con la fede e la cultura alla costruzione della Milano di domani e dei cittadini europei del futuro. Avete il compito di portare nella nostra Milano la vostra cultura, la vostra fede e il vostro senso civico. Siete parte integrante e fondamentale del futuro di Milano».

Il programma della festa prevede la celebrazione eucaristica presieduta da don Vitali alle 10.30 nella chiesa di Santo Stefano, allo stesso orario in cui ogni domenica si tiene la celebrazione della Santa Messa in spagnolo. La processione partirà verso mezzogiorno da piazza Santo Stefano per proseguire in via Festa del Perdono fino ai Giardini di villa Cederna, poi via Sant’Antonio, via Larga e via Bergamini per fare ritorno in piazza Santo Stefano verso le 18. Lungo il percorso sono previste anche tre stazioni.

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