In mattinata la messa presieduta dall’Arcivescovo davanti alla Grotta delle apparizioni. «La Madonna è nostra avvocata per entrare nel disegno di Dio - ha detto Scola -. E nonostante i peccati degli uomini la Chiesa vive da duemila anni»

di Filippo MAGNI

lourdes 2012

La pioggia fine che bagna Lourdes dalla notte si interrompe alle 9.40, a pochi minuti dall’inizio della Messa. Consentendo alle centinaia di infermi di piegare i tettucci delle carrozzine (se ne contano oltre 500 tra risció e sedie a rotelle), chiudere gli ombrelli e riporre le coperture anti pioggia. Sono tutti davanti alla Grotta per partecipare alla celebrazione eucaristica presieduta dal cardinale Scola. Più vicini gli ammalati, mentre il resto dei pellegrini trova spazio al di là del fiume Gave, proprio di fronte alla grotta teatro della prima apparizione di Maria, l’11 febbraio 1858.

«Nel Vangelo – fa notare il cardinale Scola durante l’omelia – è ricorrente l’affermazione: “Rallegrati, piena di grazia”. Indica il ruolo straordinario di Maria nel disegno di Dio che ha nome Gesù». Ma anche un’altra parola caratterizza le letture: “predestinazione”. «San Paolo dice che anche noi siamo predestinati – continua Scola -. Perché ognuno di noi c’è prima di nascere per una scelta d’amore del Creatore». E così Maria, «che preghiamo nel Rosario con grande devozione – aggiunge l’Arcivescovo – è predestinata da Dio a modello di santità e avvocata di grazia. È stata messa alla prova e il suo fiat, il suo sì, è stato decisivo per noi».

Così è per ogni uomo, ammonisce Scola: «La nostra esistenza è segnata dal peccato, ma se diciamo il nostro sì entriamo anche noi nel disegno di Dio. E Maria è nostra avvocata per entrare in questo disegno». Come appoggiarsi a Maria per il sì cui ciascuno è chiamato? «Con Maria ha inizio la Chiesa – è la risposta del Cardinale -. Noi oggi siamo qui perché, nonostante tutto e i peccati degli uomini, la Chiesa è presente e viva da duemila anni. La Chiesa è la grande strada per il nostro sì». Lasciamo che la Vergine pieghi i nostri cuori all’amore con l’aiuto della confessione, «strada verso la libertà», aggiunge l’Arcivescovo, per poi concludere: «Invochiamo il nostro modello di santità, Maria, e preghiamo con cuore sincero: “Credo, Signore, aiuta la mia incredulità”».

Al termine della celebrazione, dopo la Benedizione della Trinità impartita «per tutti i presenti, per i nostri cari, per tutti i battezzati delle nostre Chiese, per chi si riconosce lontano, per chi è in ricerca», il cardinale Scola si è recato in visita agli ammalati e ai volontari dell’Oftal, mentre nel pomeriggio incontrerà l’Unitalsi.

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