Redazione

Di fronte alle recenti manifestazioni di un laicismo datato ed easperato, è necessario costruire un quadro etico condiviso, frutto di dialogo e larghe intese tra tutte le componenti culturali della nostra società.

Rinascita e sviluppo del Paese «potranno venire soltanto dalle tradizioni vitali e creative che hanno segnato la storia dell’Italia repubblicana, come quella del cattolicesimo democratico, sociale e popolare».

E’ quanto affermano le Acli in un documento, «Rigenerare l’Italia», elaborato dalla direzione nazionale dell’associazione e destinato alla diffusione tra i quasi 900 mila iscritti in vista delle prossime elezioni politiche del 9 aprile. Un manifesto in 9 punti pensato per «tornare a interrogare e a far partecipare i cittadini intorno ai temi, alle prospettive e agli scenari che sono destinati a svilupparsi e a imporsi nei prossimi anni».

Le Acli sottolineano, dunque, il portato vitale e fecondo del cattolicesimo democratico, la sua «sintonia con le attese emergenti anche a livello europeo e mondiale».

Questi i singoli punti trattati.
1) «Sapere è libertà»: le Acli chiedono «il riconoscimento dei diritti individuali di formazione», per evitare che la frontiera della conoscenza si trasformi in una linea di confine che genera nuova esclusione sociale;
2) «Flessibilità»: è «politicamente insostenibile» se si traduce in «precarizzazione». 3) «Mezzogiorno»: occorre «fare emergere il capitale sociale del Sud» che consenta uno sviluppo interno;
4) «Famiglia»: ridisegnare il welfare su base generazionale e familiare;
5) «Globalizzare la solidarietà» per sostenere lo sviluppo dei Paesi del Sud del mondo;
6) «Europa e la pace»: rilanciare il processo costituzionale e varare un «Patto europeo per l’inclusione sociale»;
7) «Immigrazione»: sviluppare i diritti di cittadinanza degli immigrati;
8) «Tutelare la vita e il vivente»: assumendo un alfabeto etico condiviso;
9) «Stagione costituente»: «salvare» la Costituzione evitando che si riformi «a colpi di maggioranze». Inaugurare una nuova "stagione costituente" che abbia come obiettivo principale quello di produrre intese ampie, coinvolgendo non solo le forze politiche ma anche la società civile.

«La cultura del dialogo, l’impegno per la pace, il potenziamento della società civile europea, il paradigma dell’interdipendenza, le prospettive della giustizia, dell’equità e della coesione sociale sono nel loro insieme», è scritto, «fonte di rigenerazione su cui l’Italia potrà fare affidamento».

Allo stesso modo il tema della “tutela della vita”, «nell’era della sua riproducibilità tecnica», e quello della promozione della famiglia, com’è riconosciuta dalla Costituzione italiana, sono questioni rispetto alle quali la prospettiva cattolica non è meno lungimirante e carica di futuro.

Anche di fronte alle recenti manifestazioni di un laicismo datato ed esasperato, le Acli ribadiscono l’urgenza di costruire «un alfabeto sociale comune», «un quadro di riferimento etico condiviso», «frutto di larghe intese e convergenze, di un dialogo aperto tra tutte le componenti culturali della nostra società, abbattendo antichi steccati tra laici e cattolici, tra credenti e non credenti».

«Le risorse del pensiero e della ragionevolezza», continua il documento, «della visione religiosa come di quella laica, della ragione e della fede, per usare una terminologia cara a papa Benedetto XVI, debbono incontrarsi in un comune atteggiamento pensoso verso la vita e approdare a un’etica pubblica condivisa sui nuovi confini e sulle sfide inedite che la scienza ci pone ormai nella nostra ordinaria quotidianità».

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