L'esempio da seguire è Gesù: umile e solidale, carico di affetto per gli uomini feriti dal male e accompagnato dal desiderio di riscattarli

di monsignor Pierantonio TREMOLADA
Vicario episcopale

copertina 'Il campo è il mondo'

La giustizia – scrive il cardinale Angelo Scola nella sua lettera pastorale // campo è il mondo – interviene in maniera determinante a edificare la vita buona ed è inseparabilmente connessa con la verità, la libertà e l’amore.

Una vita buona è necessariamente anche una vita giusta, cioè una vita come deve essere, ben impostata, ben strutturata, corrispondente alla regola che Dio ha da sempre pensato. Il giusto – secondo la Scrittura – è l’uomo che vive come si deve, nel senso però delle attese di Dio: è colui guardando il quale Dio si compiace, nella cui condotta si riconosce, che ha piacere di indicare come esempio da seguire.

«Tu sei il mio figlio amato nel quale mi sono compiaciuto»; sono le parole che la voce dal cielo pronuncia all’indirizzo di Gesù mentre esce dopo il battesimo dalle acque del Giordano. Dunque lui è il vero giusto: in quella circostanza, in quella sua decisione di farsi battezzare il Padre si riconosce, la sente come pienamente corrispondente alle sue attese: è infatti un gesto umile e solidale, carico di affetto per gli uomini feriti dal male e accompagnato dal desiderio di riscattarli.

Ecco ciò che si deve fare e quindi ecco che cos’è la giustizia: lasciar trasparire nel mondo umano la bellezza del mondo divino, facendo corrispondere le scelte della propria libertà ai desideri di bene che sono propri di Dio. I giusti sono coloro che difendono il mondo, che lo custodiscono e lo mantengono in vita con la potenza stessa del Dio vivente, di cui sono collaboratori. Essi impediscono che il mondo venga travolto dal caos e dalla violenza, che diventi preda di contrapposti egoismi e interessi. I giusti sono coloro che dimenticano se stessi per il bene dell’umanità, che si lasciano ispirare dalla nobile voce interiore che li spinge ad amare, disposti ad affrontare per questo sacrifici e pericoli, ma anche incomprensioni e umiliazioni. I giusti della terra sono come il sale per il cibo, come la luce che si accende nella notte: incontrarli suscita nel cuore sentimenti di vera consolazione.

Essi non chiedono nulla e hanno piacere di donare tutto quello che hanno: soprattutto non accetterebbero mai di far del male a qualcuno, fedeli a una legge che è prima di tutto un obbligo interiore. Essi sono – che lo sappiano o meno – gli amici di Dio, i suoi ambasciatori sulla terra. Sono – per fare eco alle parole del Salmo – come alberi piantati lungo corso d’acqua, le cui foglie non cadranno mai. Il loro ricordo è una benedizione. La loro regola di vita? Questa: «Tutto ciò che volete che gli altri faccia­no a voi, fatelo voi a loro».

 

Da Avvenire, 24/05/14

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