Volti, incontri, storie sull'antica via che porta alla cattedrale dove si venerano le reliquie dell'apostolo Giacomo, in Galizia. Prima tappa: Saint Jean Pied de Port - Puente la Reina.

Testo e foto di Chiara DE CARLI

«Quando sarai grande dovrai andare a fare il Cammino di Santiago», mi diceva sempre così lo zio Antonio. Fin da quando ero piccola, riempiva le mie giornate con il racconto di ogni singola tappa di questo pellegrinaggio. Ogni volta, gli occhi si accendevano in preda all’emozione di quei ricordi. Ora lui ha più di 60 anni e nonostante il tempo passato, lo sguardo non ha smesso di brillare. Questa è una delle principali ragioni che mi ha spinto a intraprendere questa via e finalmente, all’alba dei 28 anni, sono in cammino per gli 850 km che separano Saint Jean Pied de Port da Finisterre.

Il mio cammino è iniziato lunedì 25 giugno alle ore 6.30, dopo aver passato la notte, al rifugio dell’associazione degli “ Amici di Navarra”, a Saint Jean Pied de Port, inconsapevole che proprio lì avrei incontrato parte dei miei compagni di viaggio. Arrivano un po’ da tutte le parti del mondo: ci sono ragazzi che provengono dalla Corea, altri dagli Stati Uniti d’America, tutti sono qui apposta per schiarirsi le idee. Perché diciamolo chiaramente, è davvero raro incontrare un pellegrino cattolico su questo cammino.

Se una volta veniva percorso dai fedeli che avevano il desiderio di recarsi a pregare sulla tomba dell’apostolo Giacomo, per richiedere un’indulgenza, oggigiorno non è più così. Almeno nel primo pezzo di Cammino. Sono ragazzi confusi dalla società, in cerca di una direzione, in cerca di qualcuno che li ami. In questi 93 chilometri percorsi, ho incontrato solo un uomo con in mano il rosario. È Alan, ha 43 anni ed è americano. Gli chiedo per quale ragione sia qui e mi confessa che desidera dare una svolta alla propria vita e poi aggiunge: «la mia fidanzata è malata, ha il cancro, lo sto facendo anche per lei. Le ho promesso che pregherò ogni giorno, fino alla fine».

Le storie che incontri nel cammino di Santiago sono delle più diverse, ognuno percorre questo tragitto con le proprie preoccupazioni, se non con l’intenzione di risolverle, per lo meno, con quella di diventare più forte, comprendendo come affrontarle.

Tuttavia, ciò che colpisce una ragazza cattolica come me, è che a distanza di anni, il cammino di Santiago riesce ancora a fare miracoli. È in grado di unire storie, di far incontrare persone. Si crea per davvero un clima di pellegrinaggio in cui la fratellanza e la condivisione sono gli ingredienti principali. Si riscopre la tenerezza del cuore, dà la possibilità di tornare a credere nel genere umano. Ciò che mi colpisce ancor di più è che tutti credano che sia stato il cammino ad averli chiamati in questo periodo della loro vita.

 

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