Parlano le sorelle della religiosa lecchese uccisa ad Haiti: «Era cosciente dei pericoli, ma non ha voluto abbandonare la gente che sperava in lei. Malgrado la distanza, pensava sempre alla sua famiglia e alla sua comunità»

di Annamaria Braccini

Suor Luisa in classe al Kay Chal
Suor Luisa in classe al Kay Chal

Non è mai facile parlare della morte di una persona, soprattutto con coloro che hanno fatto parte della stessa famiglia, ma è ancora più difficile quando chi non c’è più è stato strappato alla vita da un vero e proprio agguato, come quello in cui il 25 giugno ad Haiti è rimasta uccisa suor Luisa Dell’Orto (leggi qui), sorella di padre Giuseppe, religioso barnabita, di Carmen e di Maria Adele.

Voi siete le sorelle di suor Luisa: temevate per lei, avevate la sensazione che corresse pericolo specie negli ultimi tempi?
Sì, e lo sapeva anche lei, perché la situazione è sempre stata instabile e lo è diventata ancor più lo scorso anno, quando hanno ucciso il presidente haitiano Moïse e sono scoppiati disordini ingovernabili, con bande di criminali che decidono chi deve vivere o morire. Anche Luisa spesso ci diceva che erano sospese le scuole e il lavoro e che non si poteva uscire dal quartiere perché erano in atto rapimenti, sparatorie, incendi. Però non avremmo pensato che potesse costarle la vita.

Come avete appreso della notizia?
Ce l’ha comunicata un’amica, che era stata volontaria del Servizio Civile ad Haiti. Un sacerdote amico le ha chiesto di contattare la nostra famiglia perché lui, in quel momento, era troppo confuso e scioccato.

Luisa Dell'Orto con le sorelle Carmen e Maria Adele e il fratello Giuseppe, barnabita, in Terra Santa

Luisa Dell’Orto con le sorelle Carmen e Maria Adele e il fratello Giuseppe, barnabita, in Terra Santa

Avete cercato di convincerla a tornare in Italia?
Certo, l’abbiamo messa in guardia dai pericoli e non sono mai mancate le solite raccomandazioni, ma dobbiamo dire che era sempre molto prudente. La sua vita, la sua missione, la sua fede l’hanno portata con gli ultimi di Haiti ed è morta povera. La vita religiosa è questa e ne era cosciente.

È stata una vocazione giovanile quella di vostra sorella?
Si è laureata in Filosofia, ha insegnato in un liceo e poi, nel 1984, ha deciso di entrare nella Congregazione delle Piccole Sorelle del Vangelo. Nel 1994 ha fatto la professione solenne, qui a Lomagna, dopo essere stata in Camerun, tra i Pigmei e in seguito in Madagascar. È rientrata in Italia nel 2000 e nel 2002 è partita per Haiti. Lì ha condiviso in tutto e per tutto la vita del quartiere, nella sofferenza del terremoto, degli uragani, delle calamità naturali, fino a sacrificare la sua stessa esistenza. Questa era la sua missione e non ha mai voluto abbandonare la gente che in lei riponeva speranza.

Quand’è stata l’ultima volta che l’avete vista di persona?
L’anno scorso, dopo tre anni: è tornata per circa un mese, poi a settembre è subito ripartita.

Luisa Dell'Orto

Luisa Dell’Orto

Avete un ricordo familiare che è vi è caro e al quale siete tornate con la memoria in questi giorni?
Con mia figlia (è Carmen a rispondere, ndr) guardavo proprio in questi giorni la foto che abbiamo unito ai quadri delle immagini natalizie, nella quale Luisa, ad agosto 2021, era appena tornata ed era arrivata tra noi contemporaneamente anche una cagnolina che è con lei nella fotografia (qui a fianco). È un ricordo che mi parla di Luisa in modo molto familiare. Abbiamo anche delle istantanee con i nostri ragazzi, i sei nipoti e altrettanti pronipoti; perché aveva un rapporto speciale con ognuno. Nonostante fosse oberata di lavoro, aveva sempre il pensiero, oltre che per noi, per i nostri figli. Se c’era una ricorrenza, la ricordava, se c’era una preoccupazione cercava, nonostante ci dividesse il fuso orario, di essere insieme alle nostre famiglie, come anche in parrocchia o con le persone che le mandavano i quotidiani «buongiorno» via whatsapp. Magari, con un po’ di ritardo, ma ci teneva a essere sempre presente.

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