Una presenza inaspettata, ma purtroppo “disabitata” da funzioni ormai da un ventennio. Eppure, con un po’ di fantasia pastorale...

di Massimo PAVANELLO

L'Idroscalo di Milano

In un giorno feriale, di primo pomeriggio, ho fatto un giretto all’Idroscalo, il “Mare di Milano” nei pressi dell’aeroporto di Linate. Non c’ero mai stato e ne ho tratto una buona impressione: frequentato da molta gente, ordinato, ben attrezzato per svago e sport. Ingresso gratuito, da non sottovalutare.

Entrato dalla Porta Est mi incuriosisce un totem informativo che, tra l’altro, recava la dicitura “Chiesetta” (freccia a sinistra). Cammino lungo la sponda d’acqua per una ventina di minuti, ma non trovo la mia mèta. Torno indietro. La chiesetta si trova infatti sulla destra dell’ingresso. A parte questa comunicazione equivoca, il piccolo edificio è ben situato: non lontano dall’accesso principale, ma sufficientemente appartato per godere di quiete.

Sulla pagina web dell’Idroscalo si legge: La chiesetta del parco Idroscalo viene costruita negli Anni ’40, luogo di celebrazioni eucaristiche e funzioni domenicali. Oggi è temporaneamente chiusa. E un po’ si vede, anche se l’angolo di verde che l’attornia non è trascurato. La cancellata che la serra, a maglie larghe, permette di guardare dentro: banchi accatastati con ordine e polvere. Nel piccolo piazzale antistante c’è un grande pennone con una campanella in cima.

Percorrendo l’intero perimetro, sotto lo sguardo mite di due cavalli al pascolo nel recinto delle “Giacche verdi”, mi prende un duplice sentimento: gioia e rammarico. Sono contento di questa presenza inaspettata e non obbligata; ma sono un po’ rammaricato perché non “funziona”, non è abitata da funzioni liturgiche.

Tornato a casa, indago: la cappella è dedicata alla “Madonna del lago”; nessun ecclesiastico al momento presente a Segrate, il Comune su cui insiste l’Idroscalo, ha mai celebrato in questa chiesetta. Quell’oggi è temporaneamente chiusa riportato sul sito ufficiale dura da almeno un ventennio.

I motivi per rispolverarla non mancherebbero. Mi dice un parroco della zona: «Durante i mesi estivi, la domenica, l’Idroscalo ospita migliaia di persone. Molti anche extracomunitari, che non avendo altre possibilità vengono qui a svagarsi: per lo più latino-americani, quindi cattolici. Se si celebrasse la messa probabilmente la frequenterebbero volentieri…».

Insieme ai motivi che depongono per una rivitalizzazione dell’edificio sacro esistono quelli a favore dello status quo. Anche in questo caso, come in molti altri, la carenza del clero non permette scelte diverse.

La mia considerazione allora travalica l’oggetto di cronaca e si fa più generale. Non resta che “pregare il Padrone della messe perché mandi operai nella sua messe”. Ma forse bisogna pregarlo  pure affinché doni il coraggio della fantasia pastorale.

Vi sono per esempio alcune comunità cittadine, svuotate nel periodo estivo, impegnate a difendere gli orari delle Sante Messe nelle loro chiese quasi fossero diritti acquisiti. Probabilmente lasciare luna pecora per le novantanove – radunate all’Idroscalo o altrove – non sarebbe antievangelico.

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