Redazione

Il carnevale di Brugherio, dal 1979 a oggi senza segni di stanchezza. Il segreto? Un mix esplosivo di padri di famiglia, studenti, giovani elettricisti, salumieri, negozianti, adolescenti, avvocati e psicologi… che scoprono il piacere di stare insieme lavorando a uno scopo comune.

di Diego Ratti

Correva l’anno 1979 e la vita del nostro oratorio, San Giuseppe di Brugherio, scorreva serena tra una riunione di programmazione e i mitici giochi di massa della domenica pomeriggio. Ma un bel giorno, come un fulmine a ciel sereno, il prete dell’oratorio decise di rompere gli indugi. Contattò un po’ di papà di buona volontà, radunò un gruppo di giovani, chiese un po’ di permessi in Comune e… ecco il Carnevale a Brugherio! (A dire il vero i nostri padri ci raccontano, con tono sognante e gli occhi vispi, di quando festeggiavano il Carnevale con carri fantasiosi che sfilavano per le vie del paese, sconfinando spesso nei borghi vicini…).

Da allora di strada ne abbiamo fatta: ventisette sfilate senza interruzioni. Ma forse per capire il perché di tanta resistenza occorre che vi spieghi cos’è, per molti di noi, il Carnevale. Freddo, ore piccole, tanto lavoro, tanta fatica, lunghe discussioni, divertimento, gioia, esultanza, festa, condivisone. Ecco fatto, spiegato il nostro Carnevale! Beh, forse così è un po’ troppo sintetico e poco chiaro: cercherò di spiegarmi meglio.

Pensare, proporre e realizzare un Carnevale non è cosa semplice, e lo sanno bene i nostri amici della Fom a cui va tutta la nostra gratitudine e stima. Mille le cose da pensare e centomila quelle da fare: l’olio di gomito scorre a fiumi. Realizzare un carro non è cosa facile, e se ripenso agli anni passati rivedo scene familiari a cui siamo molto affezionati. Rivedo le serate, e spesso le nottate, passate a saldare pezzi di ferro con la speranza che non crolli tutto; rivedo alcuni di noi con le mani graffiate ed intenti a rivestire tutta la struttura con la rete;. altri impegnati a ricoprire la rete con carta e colla; altri ancora con i pennelli tra i denti a cercare disperatamente i giusti colori ed i migliori accostamenti. Architetti, fabbri e maniscalchi, artigiani e pittori le persone all’opera: a essere sinceri sono padri di famiglia, studenti, giovani elettricisti, salumieri, negozianti, adolescenti, avvocati e psicologi. Pazzi, forse sì, ma contenti.

Se mi chiedete che cosa spinge persone così diverse a mettersi insieme per costruire un carro q uasi non so cosa rispondervi. È un mix esplosivo difficile da descrivere, ma che prende dentro e che per un po’ non ti molla! Sicuramente una parte importante la gioca la voglia di stare insieme per condividere un’esperienza faticosa ma bella. Se ripenso alle serate passate in qualche angusto capannone a lavorare fino a notte inoltrata rivedo un gruppo di amici che si danno da fare e si divertono; sento ancora le chiacchierate, le risate e gli scherzi che aleggiano continuamente nell’aria. Ogni tanto fa capolino qualche discussione o fraintendimento, ma è normale quando si sta insieme e la fatica si fa sentire. Altro ingrediente fondamentale è la “condivisione” di un progetto e di un sogno: costruire un carro che sia bello e divertente, ma soprattutto fatto da noi. Certo, nella vita ci sono progetti e sogni più importanti, ma chi ha detto che non è importante saper ridere e divertirsi insieme? Ed ecco qui un terzo ingrediente: il gioco! Il Carnevale, pur nella fatica, consente ad ognuno di noi di rispolverare la propria parte bambina, quella che ha voglia di divertirsi, giocare e ridere a più non posso con gli amici.

E poco importa se mentre lavoriamo siamo infreddoliti e sporchi da capo a piedi, o se mentre sfiliamo per le vie del paese mille persone ci vedono truccati in modo ridicolo…queste sono le cose che più ci piacciono. Sia chiaro, per ognuno di noi c’è in agguato anche tanta fatica e tanto tempo messo a disposizione della causa comune, e non sempre è tutto rose e fiori. Spesso si lavora al freddo, fino a notte fonda e le cose vanno fatte e rifatte perché nessuno di noi è un professionista e gli errori si fanno. Ma quello che ne ricaviamo ripaga di tutto: la condivisione di gioie e dolori, il senso di appartenenza a qualcosa che va al di là dell’io e che coinvolge un noi, le facce sorridenti e serene di grandi e piccini che con noi condividono il Carnevale sfilando con i carri, assistendo alla sfilata o prendendo parte ai momenti di festa. Questo è ciò che ci unisce ed attira nel prendere parte al Carnevale. Dal lontano ’79 sono cambiate le facce: prima i nostri genitori, poi noi, e ora le nuove leve, ma il Carnevale ha sempre mantenuto il suo significato: un momento di divertimento e di forte condivisione.

Bene, siamo giunti alla fine di questa breve storia. Spero di essere riuscito a farvi assaporare, o almeno intuire, cosa vuol dire per noi costruire un carro e dare così vita al Carnevale. Ma prima di lasciarvi permettetemi ancora una cosa. Vorrei ringraziare tutte quelle persone che nel corso di questi lunghi 26 anni hanno lavorato, mettendo a disposizione le proprie capacità ed il proprio tempo, contribuito alla buona riuscita del Carnevale. Forse pochi di loro leggeranno queste poche righe, ma a voi tutti va il mio più sincero e riconoscente grazie.

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