A Magenta l’intervento dell’Arcivescovo ha concluso la Camminata del sì partita da Mesero, con cui l’associazione ha rinnovato la propria professione di fede

di Paolo BOVIO

camminata del sì  mesero

Ripercorrere i passi di santa Gianna, rinnovare la propria adesione alla fede, dialogare con l’Arcivescovo sul presente e sul futuro dell’Azione cattolica ambrosiana. Domenica 19 maggio la seconda Camminata del sì ha riportato l’associazione, dopo l’esperienza dello scorso anno, sulle strade di santa Gianna Beretta Molla. E se nel 2012 era stata svolta nel segno della famiglia, in quest’Anno della fede per l’Ac camminare da Mesero a Magenta ha assunto soprattutto il significato simbolico della scelta della fede: fede appunto come cammino, esodo, viaggio della vita orientato verso Dio. Un gesto vissuto ancora più gioiosamente, perché condiviso con il cardinale Angelo Scola.
Tantissimi i soci di Ac confluiti da ogni angolo della diocesi per partecipare all’evento. Al ritrovo a Mesero nel primo pomeriggio, al santuario diocesano della famiglia intitolato a santa Gianna, se ne contavano almeno un paio di migliaia. Dopo l’inizio in preghiera, i partecipanti sono partiti alla volta di Magenta. Ad animare il cammino i ragazzi dell’Acr, che hanno colorato la passeggiata con i loro canti e bans, coinvolgendo anche chi si affacciava ai balconi o si trovava a passare per la stessa strada.
Ma la Camminata del sì 2013 ha avuto soprattutto il sapore dell’incontro. Del primo incontro tra l’intera Azione cattolica ambrosiana e il suo Arcivescovo. Il cui momento saliente è stato il dialogo tra l’associazione e il cardinale Scola, in un luogo significativo come la basilica di san Martino a Magenta. Dove santa Gianna ha incontrato Gesù nei sacramenti e nella preghiera quotidiana: luogo del suo continuamente rinnovato “sì” alla fede. Un “sì” che anche l’Ac ha voluto riaffermare insieme all’Arcivescovo, dopo aver dialogato con lui: tappa di arrivo di un confronto avviato da tempo.
Lungo e intenso, il dialogo tra il cardinale Scola e l’Ac a tutti i suoi livelli. Rispondendo alle domande che la piccola Cecilia gli ha rivolto a nome dell’Acr, l’Arcivescovo ha voluto richiamare la ricchezza del dono della fede: cioè la possibilità di una vita compiuta. “E il nome che noi cristiani diamo a questo è santità. Ragazzi, possiamo essere santi! La nostra vita è come un cammino, come il gesto bellissimo che avete compiuto oggi: un tendere costantemente a Dio. E per passare attraverso la porta della fede ricordiamoci che ogni nostra azione non dipende solo dalla nostra capacità e non termina in noi, c’è sempre un prima: è lo Spirito Santo, di cui oggi festeggiamo la Pentecoste”, ha detto il cardinale, con un pensiero ai tantissimi ragazzi che in questo tempo ricevono il sacramento della Confermazione.
Miriam Ambrosini, responsabile giovani di Ac, ha presentato al cardinale il documento frutto della riflessione realizzata in questo anno dai giovani dell’associazione. Che si sono confrontati sul tema della Chiesa: quale Chiesa viviamo oggi, quale Chiesa sogniamo, che cosa possiamo fare noi per la Chiesa. “La prospettiva giusta non è quella di guardare al futuro della Chiesa, ma al suo presente – ha sottolineato l’Arcivescovo -. E proprio per questo voi potete essere una grandissima risorsa per la comunità ecclesiale. Se siete capaci di porvi la domanda giusta: non che cos’è la Chiesa, ma chi è la Chiesa. Siamo noi! Noi raccolti da Gesù risorto, intorno a Maria, nella compagnia dei santi. Voi avete individuato la strada da percorrere: non andare dietro alla mentalità dominante che dice ‘Gesù sì, la Chiesa no’, ma chiedervi che cosa potete fare in prima persona per la Chiesa”.
Una Chiesa che deve sempre meno “assomigliare a un’azienda, dove si è tutti tesi a organizzare e programmare – ha affermato il cardinale Scola, nello scambio con Tommi e Roberta, che hanno parlato a nome delle famiglie -. Le nostre comunità devono diventare luoghi dove si fa un’esperienza di bello, dove si rinasce, dove non mi chiudo ma anzi mi riapro di continuo. Devono insomma assomigliare proprio a una famiglia, che è il luogo della differenza imprescindibile, che fa crescere, e contemporaneamente è il luogo dell’amore spontaneo”. Un concetto su cui l’Arcivescovo ha insistito anche dialogando con Paola Cova, responsabile del settore adulti: “Gesù passa attraverso di noi, Dio ha scelto di aver bisogno degli uomini per essere presente nella storia. Il punto è che questo traspaia nella nostra vita, nel nostro quotidiano. Nel nostro essere Azione cattolica! Questo è l’invito che vi rinnovo: siete un segno grande per la nostra Chiesa, di certo tantissime persone sono pronte a farsi coinvolgere dalla vostra proposta, dal vostro stile: raggiungetele! Che l’esperienza di Ac sia una comunicazione di vita!”.

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