Redazione

Una consulente legale e una psicologa uniscono le loro competenze per aprire uno studio di mediazione. Storia di due professioniste che si stanno “inventando” il mestiere.

di Stefania Cecchetti

Chiara, consulente legale, e Daniela, psicologa, si conoscono al Master in mediazione familiare e comunitaria dell’Università Cattolica. Nasce un’amicizia, che ben presto si trasforma in un sodalizio professionale. Oggi, a distanza di quattro anni, Chiara e Daniela hanno uno studio professionale per la co-mediazione familiare. Un’esperienza particolare di mediazione, molto diffusa in Inghilterra, in cui le sedute si svolgono alla presenza non di uno ma di due professionisti.

«In questo modo – spiegano Chiara e Daniela – possiamo tra l’altro offrire la duplice competenza del giurista e dello psicologo. Ma soprattutto c’è il vantaggio che in due è più facile mantenere l’obbiettività di fronte a una coppia in crisi, elemento importantissimo per il successo della mediazione, ma che non sempre è così immediato». Lo studio è «uno spazio fisico di neutralità. Alla coppia – dicono Chiara e Daniela – non diamo consigli pratici né soluzioni pronte e nemmeno una consulenza legale, ma semplicemente un ambiente “di contenimento” in cui i coniugi possono discutere e trovare da soli i propri accordi».

Per Chiara e Daniela quella della mediazione è una vera e propria passione. In genere molti degli allievi del Master desiderano solo aggiungere qualche competenze in più alla propria professionalità: l’avvocato cerca di diventare un po’ più “psicologo”; lo psicologo, che magari lavora già facendo terapia con coppie in crisi, vuole acquisire qualche nozione giuridica in più. Anche Chiara e Daniela hanno cominciato così, ma pian piano hanno capito di voler fare della mediazione il proprio lavoro. Una in salita, anche perché si tratta davvero di “inventarsi” una professione che per adesso ha ancora pochi riconoscimenti istituzionali.

Racconta Daniela: «Ho deciso di intraprendere questa strada nuova. Non ho abbandonato le mie competenze di base, perché credo che nessuno possa prescindere dalla sua formazione originaria, tant’è che nonostante lo studio con Chiara, continuo il mio lavoro di psicologa. Però il mio sogno è quello di potermi dedicare un giorno alla professione di mediatore al cento per cento».

Anche per Chiara si tratta di una scelta di fondo, ma nel suo caso la convivenza delle due professioni è proprio impossibile, anche in questa fase iniziale: «L’Ordine degli avvocati impone una scelta tra la carriera di avvocati, professionisti e mediatori, anche per problemi di conflittualità. Mentre il mediatore è una figura neutra, il consulente legale o l’avvocato sono necessariamente di parte».

Prima ancora del lavoro di mediazione è molto richiesta l’attività di informazione: «La maggior parte delle persone – spiegano Chiara e Daniela – non sa cosa sia la mediazione. E spesso capita che gli stessi operatori del settore, per esempio chi lavora nei consultori, ci chiedano informazioni. Il nostro primo impegno, dunque, è di far conoscere quella che riteniamo essere una risorsa e un’opportunità per molti».

Chi volesse saperne di più può contattare lo studio, che si trova a Milano in zona Fiera, all’indirizzo gallikluzer-mf@libero.it

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