L’appuntamento unitario presso la Basilica dei Santi Nereo e Achilleo a Milano coinvolge soci e non soci, ragazzi, giovani e adulti, credenti e persone in ricerca, nel segno di una speranza comune e nell’ottica di una missione che continua. Anche nel ricordo di Eugenio Zucchetti, a dieci anni dalla sua scomparsa

di Silvia Landra
Presidente Azione Cattolica ambrosiana

Azione Cattolica

Rileggo con commozione quanto Eugenio Zucchetti – già presidente diocesano dell’Ac, chiamato a riflettere dai parroci di Milano per la sua competenza di sociologo – disse nel 2005 a proposito della festa: «C’è una concezione per la quale tutto il tempo che non è lavoro è tempo libero. Non è così. Esiste il tempo di lavoro, esiste il tempo libero ed esiste la festa. È l’omologazione del tempo, oggi dominante, che fa perdere il senso della festa».

In tante occasioni Eugenio richiamava la forma dell’esistenza laicale nelle diverse età della vita, nella conciliazione continua dei tempi dedicati a ogni cosa, nella ricerca del Vangelo vissuto ogni giorno e non a spot, nel dialogo costante tra generazioni che si parlano e cercano di comporre legami, nell’attenzione responsabile al mondo, al paese, agli altri. Perciò fare festa diventa cosa bellissima e seria, da preparare con cura e da vivere con intensità, come qualcosa di cui non possiamo fare a meno per tessere la rete sociale di mutualità e legami buoni di cui c’è bisogno oggi.

È quanto cerchiamo di fare con la proposta del 25 maggio a Milano, stavolta nella forma della chiamata diocesana che raduna quelli dell’Ac, ma che inevitabilmente e con entusiasmo si allarga a tutti coloro che vogliano prendervi parte: il popolo delle città grandi e dei paesi piccoli, il popolo delle parrocchie, il popolo in ricerca, il popolo interrogato dal tempo che stiamo vivendo. Una proposta dell’Ac è sempre pensata per tutta la diocesi. Proprio in quella occasione sarà inaugurata una mostra che ci fa confrontare in modo fresco e profondo con la vita e le parole di Eugenio Zucchetti, nel decimo anniversario della sua morte e nel ricordo ancora vivo e grato di tanti passi compiuti con lui per vivere insieme la fede e amare la Chiesa.

Non è questa la stagione dei grandi convegni e delle convocazioni oceaniche per la formazione, perché oggi la crescita delle coscienze credenti è suscitata dai testimoni silenziosi, è organizzata per piccoli gruppi, è fantasia comunicativa e generativa che la gran parte delle volte succede senza clamore. Potremmo discutere, e con ragioni, che in ciò vi sia anche una timidezza eccessiva, uno sfilacciamento, tenuta debole e grande scoraggiamento, ma ciò non toglie che per noi la missione continua, in tutte le forme possibili e aperti alle sorprese promettenti che comunque questo tempo riserva.

Dunque, proporre ancora una festa non di paese, ma diocesana, rappresenta una sfida che si colloca tra le diverse scelte che oggi facciamo per metterci la faccia e il cuore oltre la concezione omologante di un tempo libero troppo privato. Scenderemo in strada e converremo in un unico luogo per dire la gioia di essere un popolo per tutti e lo faremo con i ragazzi dell’Acr impegnati a vivere la “Festa degli incontri”, e con i giovani e gli adulti, variamente assortiti per età e interessi, che nella forma del laboratorio e del gioco richiameranno l’importanza del lavoro, dell’ospitalità, dell’ambiente e della politica.

Il collante è il dialogo tra le generazioni, punto focale sul quale sta convergendo la formazione dei responsabili e dei soci, ma anche direttrice importante per la costruzione di comunità cristiane libere e liete, vivibili e aperte all’inclusione. Negli ultimi mesi, grazie al richiamo dell’Arcivescovo e al forte impegno di alcuni soci e di molti gruppi associativi sul territorio, non è stato irrilevante un altro motivo che ci ha “tirato fuori dalle case” per stare insieme nel dialogo: penso all’Europa e ai molti convegni riflessivi che si sono sviluppati in vista delle elezioni europee. Sentire che alla casa comune contribuiamo insieme – diversi per età, sensibilità ed esperienze, ma uguali per senso di responsabilità – è respiro benefico che ci fa nutrire una grande speranza.

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