Alle 10 il cardinale Scola sarà nella parrocchia di Sant’Antonino Martire, dove presiederà la celebrazione eucaristica durante la quale avrà luogo la dedicazione del nuovo altare

di Cristina CONTI

Sant'Antonino Martire a Solbiate Olona

C’è grande gioia ed emozione a Solbiate Olona (Varese) per la Messa che domenica 11 novembre, alle 10, il cardinale Angelo Scola celebrerà nella chiesa parrocchiale di Sant’Antonino Martire per la dedicazione del nuovo altare. L’appuntamento si inserisce all’interno della serie delle visite dell’Arcivescovo nelle parrocchie ambrosiane, che lo stanno portando a toccare le sette Zone pastorali in cui è suddiviso il territorio della Diocesi. L’ultima visita dell’Arcivescovo qui è stata quella del cardinale Carlo Maria Martini, vent’anni fa, in occasione del funerale del parroco di allora. Domenica la festa proseguirà nel pomeriggio in oratorio con una caccia al tesoro fotografica dedicata ai giovani.

Ma chi sono le persone che vivono in questo territorio e quali le iniziative più importanti che lo animano? L’abbiamo chiesto al parroco, don Fausto Ceriotti.

Quali le aspettative per l’arrivo del Cardinale?
Siamo molto emozionati. È da tanto tempo che un Cardinale non viene farci visita e quindi tutta la comunità è molto desiderosa di sentire le sue parole.

Quali difficoltà si trova ad affrontare oggi la vostra comunità parrocchiale?
Quella principale è la sfida educativa: trasmettere la fede alle nuove generazioni, essere vicini alle famiglie e alle giovani coppie, sostenerle nel loro cammino e nella formazione dei loro figli. Insegnare ai ragazzi il Vangelo e a essere coerenti con la propria fede è fondamentale, ma è un obiettivo spesso difficile da attuare nella società di oggi. Non solo da noi, ma in tutte le parrocchie. Ogni domenica partecipano alle attività organizzate dalla parrocchia non meno di 300 persone. È molto bello vedere tanta gente che si ritrova qui con entusiasmo. Ma i ragazzi frequentano solo fino alla fine del catechismo; dopo la Cresima rimane solo il 40-50%. Sarebbe bello, invece, trovare il modo di farli rimanere e di aiutarli a capire l’importanza di Dio nella loro vita anche dopo aver ricevuto i sacramenti.

La crisi economica ha provato molto il vostro territorio?
Sicuramente. Siamo nella zona di Legnano e Busto Arsizio: una realtà in cui si sono sviluppate grandi e piccole industrie, ma anche attività imprenditoriali toccate dalla crisi economica degli ultimi anni. I problemi dell’economia si ripercuotono inevitabilmente sulle famiglie: la crisi tocca molte persone, tanti perdono il lavoro oppure faticano ad arrivare a fine mese. La Caritas non ha mai lavorato tanto come quest’anno. Certo, non sono tempi facili, ma è bello vedere che tra le persone c’è molta solidarietà.

Facciamo qualche esempio…
In parrocchia molte persone sono impegnate nel volontariato. Abbiamo l’Aido, gli Alpini, la protezione civile, solo per fare qualche esempio. Un gruppo è andato anche ad assistere i terremotati in Emilia. C’è molta generosità verso gli altri: se qualcuno ha bisogno, si è sempre pronti ad aiutarlo.

Immigrati: com’è da voi la situazione? Sono ben integrati nella comunità?
Gli immigrati ci sono e in buon numero. Sono anche piuttosto partecipi alle attività parrocchiali, ovviamente se sono cattolici, pur nei limiti dei loro impegni lavorativi. Per la maggior parte, infatti, sono badanti che lavorano tutto il giorno presso anziani. Le nazionalità più presenti sono quelle dell’Est europeo (Russia, Moldavia, Ucraina, Romania…). Ma non mancano sudamericani e persone provenienti dall’India.

E di anziani ce ne sono molti?
Sono abbastanza numerosi. Per lo più sono aiutati in casa dalle badanti, oppure seguiti da servizi specifici. Molti, infatti, preferiscono rimanere a casa piuttosto che essere accolti in strutture residenziali.

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