Il ringraziamento dell’Arcivescovo agli educatori scolastici (docenti, dirigenti, genitori e personale Ata) in occasione della serata di confronto in Duomo

di Loris CANTARELLI

scola scuola

«La prima cosa che un insegnante, non solo cristiano, deve curare, è la propria disponibilità a giocare tutto il tuo io-in-relazione: la testimonianza è l’inesorabile, spontaneo comunicarsi della bellezza di vita di chi fa esperienza anche della sofferenza, della fatica e delle contraddizioni». L’ha detto il cardinale Angelo Scola durante l’incontro con dirigenti e docenti della scuola pubblica statale e paritaria, personale tecnico-amministrativo ed esponenti delle associazioni dei genitori, svoltosi in Duomo nel tardo pomeriggio di mercoledì 22 gennaio. La presenza di tutte le componenti adulte del mondo della scuola è stata per l’Arcivescovo anche l’occasione concreta – nel contesto della Settimana dell’educazione – per esprimere la stima della Chiesa ambrosiana a chi lavora nella scuola, inserita a pieno titolo nella proposta pastorale “Il campo è il mondo”.

L’incontro si è aperto con il saluto del Vicario episcopale monsignor Pierantonio Tremolada («per essere uniti, forti e consolidati nella consapevolezza di accompagnare le nuove generazioni») e del Direttore generale dell’Ufficio scolastico regionale della Lombardia, Francesco De Santis («un riconoscimento per i docenti e la loro passione, il loro lavoro e la loro responsabilità degli insegnanti»). A seguire sono stati letti l’eloquente n.8 dal documento conciliare Gravissimum Educationis (1965) e la significativa conclusione del capitolo 6 del Libro del Siracide (vv. 18-37).

Successivamente si è svolto il dialogo vero e proprio, con domande rivolte all’Arcivescovo da un dirigente scolastico (Giuliana Borgnino, dirigente dell’Istituto Comprensivo “Albert Schweitzer” di Segrate), da un docente di scuola statale (Angela Loritto, docente di Lettere in una scuola secondaria di primo grado), da un docente di religione cattolica (Paolo Sambrotta, docente al Liceo Scientifico “G.B. Grassi” di Saronno), da un rappresentante delle associazioni ecclesiali dei docenti (Emanuele Verdura, presidente Aimc), da un rappresentante delle associazioni dei genitori (Paolo Ferrentino, presidente A.Ge Lombardia) e da un rappresentante dei gestori delle scuole pubbliche paritarie cattoliche e d’ispirazione cristiana (suor Anna Monia Alfieri, presidente Fidae Lombardia), con le relative risposte del Cardinale.

Scola ha ricordato una frase che lo colpì molto, tratta da Per una filosofia dell’educazione di Jacques Maritain (1959), secondo cui la cosa più importante non è l’educazione e nemmeno l’insegnamento, ma l’esperienza, frutto della sofferenza e della memoria attraverso la quale avviene la formazione, e che non può essere insegnata in nessuna scuola e in nessun corso. «C’è qualcosa che non si può affidare alla sola competenza di un educatore, ma che dipende dal tipo di persona che egli è, come vive i suoi affetti e il suo lavoro, il dolore e il riposo – ha detto l’Arcivescovo -. La tua persona è ciò che viene in campo. L’esperienza non si può ridurre in tecniche pur raffinate. È un’arte, perché implica creatività».

«Il nemico dell’educazione è la frammentazione, non solo dei saperi, ma di chi insegna e di chi impara», ha aggiunto Scola, sottolineando come «ogni alunno che ho di fronte è una risorsa per la mia vita, che può anche produrre grandi cambiamenti nella storia personale» (e qui il Cardinale ha ricordato l’insegnante d’arte che al liceo di Lecco gli teneva lezioni di un’ora alla settimana, segnandolo profondamente): «Occorre tenere il cuore aperto a 360 gradi, lasciarsi fecondare dall’ascolto con l’altro e condividere l’integralità con cui propongo la mia materia specifica, perché l’alunno possa comprendere che c’è una complessità del reale».

Scola ha citato anche Romano Guardini («la vita viene destata e accesa solo dalla vita», ovvero l’educazione va intesa come una condivisione non di io, ma di io-in-relazione, fra libertà e testimonianza credibili), Hans Urs von Balthasar (sulla stupenda armonia trinitaria del lasciar essere) e un noto proverbio africano («ci vuole un villaggio per educare un bambino»), notando come – volenti o nolenti – l’esperienza scolastica sia inesorabilmente formativa e «non ha neanche bisogno di tanti discorsi».

Prima della conclusione, il responsabile del Servizio diocesano per la Pastorale scolastica e l’Irc don Michele di Tolve ha rivolto una breve comunicazione sul prosieguo del cammino. Prossime tappe saranno gli incontri che monsignor Tremolada e don di Tolve effettueranno nelle Zone pastorali con i presidenti delle associazioni degli insegnanti e dei genitori e le federazioni scolastiche. Il tutto in vista della grande Festa della scuola italiana con papa Francesco, in programma in Vaticano il 10 maggio.

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