La capacità di ascolto, dedizione e offerta rappresenta il vero valore delle relazioni

di monsignor Pierantonio TREMOLADA
Vicario episcopale

copertina 'Il campo è il mondo'

«Nelle diverse età della vita – scrive il cardinale Scola -, i legami d’affetto possono decidere della felicità o dell’infelicità di ogni persona».

L’umana esperienza è tutta giocata sulle relazioni e proprio per questo la felicità dipende in larga parte dagli affetti. Gli affetti, infatti, sono le relazioni stesse trasfigurate dall’amore. Ci piaccia o no, le relazioni esistono, si impongono, e diventano necessariamente dei legami. La parentela soprattutto, ma poi anche l’appartenenza alla stessa classe scolastica, allo stesso ufficio, allo stesso caseggiato, allo stesso paese creano legami. Potremmo certo sentirli come dei vincoli, qualcosa che ci condiziona inesorabilmente e di cui fatichiamo a liberarci. Se invece li carichiamo di amore, questi legami diventano affetti e vanno a incrementare decisamente il tasso di gioia della nostra vita. Occorre tuttavia fare verità e anche in questo caso preservare il significato autentico delle parole dal suo fraintendimento.

«L’affetto che si riduce all’angustia del puro sentimento – scrive il nostro Arcivescovo – introduce un fattore di fragilità e di provvisorietà di ogni rapporto». L’affetto non si identifica con il sentimento, se intendiamo con questo termine l’emozione intensa ma transitoria: l’affetto affronta la prova del tempo, dello spazio, delle situazioni mutevoli e delle passioni interiori. È qualcosa che con il tempo cresce e si rafforza, che si rimodula continuamente, che assume tratti sempre più personali: gli affetti e la vita camminano di pari passo. Potremmo forse dire che l’affetto assume il sentimento con tutta la sua energia emotiva e lo immerge nella potente fedeltà dell’amore. Il segreto degli affetti sta infatti nell’amore che li custodisce e li alimenta, quell’amore che è passione per il bene dell’altro e cura per la sua vita.

«Gli affetti sono orientati al bene dell’altro – scrive sempre il cardinale Scola –, solo se si ama l’altro per se stesso l’amore affettivo diventa effettivo». Il gioco di parole è efficace e fa percepire bene il punto in questione, cioè la verità stessa degli affetti. L’esperienza ci insegna che con gli affetti non si scherza: si può certo giocare, ma poi si rimane feriti. L’affetto vero chiede rispetto dell’altro, grande considerazione, capacità di ascolto, di dedizione, di offerta; chiede anche uno sguardo contemplativo e mai rapace. È lo sguardo del Redentore, che ai suoi discepoli ha raccomandato di rimanere nel suo amore come tralci attaccati alla vite.

 

Da Avvenire, 01/03/14

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