Presiedendo la celebrazione in San Marco in onore di San Colombano, il cardinale Scola ha indicato nel monaco irlandese un modello a cui ispirarsi nell’opera di nuova evangelizzazione del continente

di Silvia MONTELLA

Columban's Day 2012

Christi sumus, non nostri: siamo di Cristo, non di noi stessi. Ecco la frase scritta sul libro con cui viene raffigurato nell’iconografia classica San Colombano, a cui il cardinale Angelo Scola ha fatto riferimento durante l’omelia in occasione del Columban’s Day, il Meeting internazionale delle Comunità di San Colombano. A Milano la sua quindicesima tappa, in ricordo dei 1400 anni trascorsi dal passaggio del monaco irlandese nella città ambrosiana, storicamente documentato. Una celebrazione che anche nelle lingue utilizzate ha voluto rendere omaggio alla vocazione profondamente europea del Santo: francese, inglese e tedesco hanno sostituito l’italiano in alcune parti della liturgia; anche l’Arcivescovo ha voluto proclamare una parte della sua omelia in ognuna di queste lingue.

I fedeli hanno salutato con grande emozione l’arrivo delle reliquie del Santo, custodite in un busto argenteo, alla basilica di San Marco. La Messa ha visto la partecipazione straordinaria dei The Priests, gruppo musicale di grande successo formato da tre sacerdoti irlandesi, che hanno eseguito un canto di ringraziamento: una piccola anteprima del loro concerto svolto in serata.

L’Arcivescovo ha ringraziato i pellegrini presenti e li ha così salutati: «La genesi e la crescita della vostra realtà assecondate dallo Spirito sono un segno prezioso del rinnovarsi della Chiesa e nello stesso tempo rappresentano un importante contributo affinché l’Europa in quest’epoca di travagliato passaggio si apra con un rinnovato vigore alla fede cristiana. Anche nelle nostre società plurali i cristiani si sentono a loro agio e attraverso la loro testimonianza possono portare un rispettoso apporto al nostro amato continente che non raramente, purtroppo, appare affaticato […] Il vostro venire a Milano consiste in una precisa assunzione di responsabilità: testimoniare Cristo come colui che svela pienamente l’uomo all’uomo».

Il Cardinale ha poi voluto far comprendere meglio le ragioni e le motivazioni dietro al grande rigore di San Colombano: «È dal suo cuore indiviso, bruciato dalla passione per Cristo che deriva la proverbiale austerità della vita di Colombano, così commentata da Benedetto XVI: “La sua austerità non è mai fine a se stessa, ma è solo il mezzo per aprirsi all’amore di Dio e corrispondere con tutto l’essere ai doni da Lui ricevuti, ricostruendo così in sé l’immagine di Dio e al tempo stesso dissodando la terra e ritrovando la società umana: sarebbe infatti disumana ogni rinuncia se non introducesse a un bene più grande”».

San Colombano è stato anzitutto un grande evangelizzatore secondo il modello di S. Paolo, ancora valido oggi: «San Paolo ha messo in luce i caratteri dell’“andare per evangelizzare”, che sono più che mai attuali in questo tempo giustamente definito di nuova evangelizzazione, soprattutto per un continente come il nostro. Innanzitutto la nuova evangelizzazione non è a gloria di sé, ma è per l’obbedienza amorosa alla volontà di un altro; in secondo luogo domanda una gratuità totale. Infine, esige dedizione totale, libertà piena di chi annuncia e di chi riceve. La storia di San Colombano mostra come questi tratti dell’apostolo delle genti gli siano propri». E prosegue citando il monito dei successori di Pietro: «Giovanni Paolo II prima e Benedetto XVI ora, chiamandoci alla nuova evangelizzazione, invitano noi tutti alla conversione. Guardiamo ai santi come Colombano per trarre conforto dalla loro vita e dai loro insegnamenti. Da questa posizione del cuore riceverà maggior forza anche la proposta di proclamare San Colombano patrono d’Europa».

Al termine della celebrazione, il vescovo della diocesi di Piacenza/Bobbio, monsignor Gianni Ambrosio, ha comunicato che il prossimo Meeting delle Comunità di San Colombano si svolgerà nel 2013 a San Gallo in Svizzera, luogo importante della vita di San Colombano e significativo perché al centro dell’Europa.

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