Redazione

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Le vittorie di Monti e Nones lasciano il posto alle affermazioni
di Thoeni e Gros. A Lake Placid storica vittoria Usa nell’hockey
sull’Urss. Azzurri padroni della neve coi trionfi di Compagnoni
e Tomba nello sci e gli exploits di Belmondo, Di Centa &co nel fondo

A Grenoble, nel 1968, Monti, il “rosso volante”, si prese la rivincita con gli interessi, salendo per due volte sul gradino più alto del podio. Ma l’Italia fece festa anche con Erika Lechner, prima nello slittino, e soprattutto con Franco Nones, capace di infrangere il dominio scandinavo nel fondo vincendo la 30 km. Il record di Sailer fu eguagliato dal beniamino di casa Jean-Claude Killy, anche grazie a una squalifica inferta all’austriaco Schranz.

Eravamo ormai in clima di Valanga Azzurra. Italiani dominatori nello sci alpino con Gustavo Thoeni in gigante (Sapporo 1972) e Piero Gros nello speciale (Innsbruck 1976), malgrado le sorprese di giornata come lo spagnolo Ochoa (primo in slalom in Giappone). Innsbruck rilevò Denver, dove gli ecologisti avevano bloccato i disboscamenti delle piste. Gli Stati Uniti tornarono padroni di casa nel 1980, a Lake Placid: furono i Giochi di Ingemar Stenmark nello sci, di Eric Heiden nel pattinaggio veloce (cinque medaglie d’oro) e della storica finale di hockey vinta dagli Usa sull’Urss.

Nel 1984 Sarajevo, ancora lontana dall’incubo della guerra, salutò il trionfo della bergamasca Paoletta Magoni nello slalom, mentre a Calgary 1988 personaggi anche di grande spessore come la pattinatrice Katarina Witt e il fondista Gunde Svan furono oscurati dall’esplosione della “Bomba”, Alberto Tomba: due medaglie d’oro in slalom e in speciale, cui si aggiunse poi il successo in gigante ad Albertville 1992. In Savoia gioia e dolore per Deborah Compagnoni, nel giro di 24 ore vincitrice in superG e rovinosamente caduta in gigante, e inedito trionfo azzurro nel fondo femminile, con lo “scricciolo” piemontese Stefania Belmondo.

Poi il Cio decise di “sfasare” i Giochi olimpici invernali rispetto a quelli estivi e l’edizione successiva, nella norvegese Lillehammer, fu anticipata al 1994. Manuela Di Centa fece pokerissimo di medaglie (due d’oro) nel fondo, dove la staffetta azzurra maschile gettò nello sconforto un Paese battendo allo sprint i padroni di casa. Con un’altra medaglia d’oro la Compagnoni pareggiò il conto con la sfortuna, chiudendolo definitivamente quattro anni dopo a Nagano, in Giappone: unica atleta italiana a vincere in tre edizioni diverse dei Giochi.

Infine, Salt Lake 2002: la sorpresa della Ceccarelli in discesa libera, il trionfo di Zoggeler nello slittino e la conferma della Belmondo (dieci anni dopo) nel fondo, dove la vittoria a tavolino della Paruzzi per la squalifica della russa Lazutina (dopata) fece scoprire che anche la neve non era poi così “pulita”. (m.c.)

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