È una delle considerazioni del cardinale Scola raccolte nel volumetto in uscita in questi giorni dal titolo “L’amore tra l’uomo e la donna. Persona, famiglia e società”, edito dal Centro Ambrosiano

di Pino NARDI

«La nostra società non ha anzitutto bisogno di una teoria giusta (pur necessaria) sulla persona e sulla famiglia, quanto di testimoni, di famiglie in cui sia possibile fare in prima persona l’esperienza dell’amore. Come ha affermato Benedetto XVI nel numero 85 dell’Esortazione apostolica postsinodale Sacramentum caritatis: “La testimonianza è il mezzo con cui la verità dell’amore di Dio raggiunge l’uomo nella storia, invitandolo ad accogliere liberamente questa novità radicale. Nella testimonianza Dio si espone, per così dire, al rischio della libertà dell’uomo». Persone e famiglie che si assumano il rischio della libera testimonianza: di questo ha bisogno la società». Lo sostiene il cardinale Angelo Scola in un’agile e densa riflessione contenuta nel volumetto in uscita in questi giorni dal titolo L’amore tra l’uomo e la donna. Persona, famiglia e società (Centro Ambrosiano, 40 pagine, 2.90 euro).

L’Arcivescovo scrive appunto dell’amore tra uomo e donna a partire da tre parole cardini: persona, famiglia, società. Ma soprattutto lo fa accettando la sfida che la cultura dominante provoca alla coscienza cristiana. «In merito al tema che ci occupa, il nostro tempo presenta dunque una grande complessità di posizioni, che deve essere riconosciuta e attentamente vagliata. Risposte che prescindano dalle provocazioni che ogni giorno le pagine dei giornali ci propongono come verità ormai assodate non possono bastare. Farsi carico di tutti questi interrogativi è un atteggiamento esigente, ma decisivo soprattutto in un’epoca come quella attuale. Epoca di transizione caratterizzata da un travaglio le cui doglie non riescono a spegnere la speranza di una nuova nascita».

Dunque, «quale strada percorrere – si chiede Scola – e, soprattutto, quale cammino compiere insieme a ogni “fratello uomo”? La domanda non è banale, perché ci libera dalla tentazione di situare il punto di partenza della nostra riflessione in un’opposizione pregiudiziale con il rischio di cadere nell’ideologia. Nella riflessione su aspetti così essenziali non vi si può limitare a opporre la teoria che consideriamo giusta alle teorie che riteniamo sbagliate. Si deve giungere fino a cogliere e a rispondere all’istanza di verità capace di sostenere gli uomini e le donne del nostro tempo in una quotidiana e duratura prassi di vita buona». «La via da percorrere – scrive il Cardinale – è quindi quella di chinarsi a considerare l’esperienza comune dell’humanum che ogni persona, di qualunque tempo e in qualunque parte del mondo, qualunque sia la sua cultura, formazione e situazione personale, compie».

Nel testo Scola conduce il lettore proprio su questo sentiero, sottolineando la concezione cristiana, che si fa proposta culturale a tutti gli uomini: «La differenza sessuale è costitutiva dell’essere persona; essa apre l’uomo alla relazione amorosa, di cui la famiglia è prima espressione, e diventa generatrice di quella vita, simultaneamente personale e comunitaria, in cui brilla la societas. Qualunque uomo e qualunque donna, venendo al mondo, porta in sé un’immagine, in buona misura inconscia, del proprio corpo, che esprime sempre e simultaneamente differenza sessuale, chiamata alla relazione e fecondità. A ben vedere l’autoevidenza dell’eros conduce al riconoscimento del mistero nuziale come contenuto proprio dell’amore. E per questo l’amore in senso originario, è amore nuziale».

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