La metropoli meticcia che si prepara all’Expo, il futuro dell’Europa e del mondo e il dialogo tra laici e credenti tra i temi toccati dall’Arcivescovo nell’incontro col Corpo consolare della città

di Filippo MAGNI

Scola_Corpo consolare

Il lavoro dei consoli è «importante e delicato», soprattutto in una metropoli come Milano, «che in pochi anni, tre decenni al massimo, ha dovuto misurarsi con un mescolamento di popoli e culture che a differenza di altre città europee è arrivato in modo rapido». Punta senza indugio sul tema del meticciato culturale, il cardinale Angelo Scola, durante l’incontro col Corpo consolare della città di Milano, tenuto in Curia oggi pomeriggio.

Un appuntamento desiderato da tempo dall’Arcivescovo, sottolinea il Moderator curiae monsignor Bruno Marinoni introducendo Scola. Il quale rivolge poche parole ai Consoli, desideroso di dare maggiore spazio possibile, al termine del discorso ufficiale, all’incontro personale riservato e faccia a faccia, con ciascuno dei presenti.

Citando le difficoltà vissute in questi giorni dai numerosi profughi siriani giunti in città, Scola sottolinea il valore dell’attività consolare, che si sviluppa su tre binari: l’assistenza sociale, la promozione dei vincoli culturali coi Paesi di origine, lo sviluppo dei rapporti economici.

«La vostra presenza a Milano – afferma il Cardinale – può favorire i vostri concittadini, che sono ormai membri della società civile locale. Può favorire però anche il riequilibrio di finanza ed economia, allo scopo di sviluppare nuove dinamiche di lavoro che aiutino a superare i problemi di cui soffrono oggi le nuove generazioni». In quest’epoca post-moderna, aggiunge, il ruolo di mediazione culturale operato dai Consoli è ancor più significativo. «L’Europa e non solo ha bisogno di ripensarsi, di ritrovare una fisionomia che assomigli di più a quella degli inizi, seppur adeguata al nostro tempo». E anche la realtà mondiale «ha bisogno di scoprire nuovi modi, perché le trasformazioni radicali in atto, inedite, rendono quest’età molto diversa da quella moderna».

In questo scenario, precisa, «offrire occasioni per uno scambio di sensibilità è un elemento che risulta assai prezioso per il configurarsi della Milano del futuro». Una città che attende l’Expo, il prossimo anno, «non solo come catalizzatore di energie tecnocratiche – auspica il Cardinale -, ma anche come opportunità di riscoperta dell’anima della città, affinché nasca dal basso il progetto di un nuovo umanesimo».

La Chiesa ambrosiana, assicura l’Arcivescovo, è a fianco dei Consoli anche nella loro attività di dialogo interculturale: «La Chiesa è consapevole non solo di doversi rigenerare e rinnovare, ma anche del bisogno di dialogo ecumenico, di scambio religioso. Senza dimenticare l’impegno civile, affinché si possa intendere la laicità non con i modelli antichi del rapporto tra Chiesa e Stato, ma come il riconoscimento della società civile quale terreno di scambio e racconto reciproco tra diverse culture. Più una società è plurale, più questo scambio è importante per un’intesa e un riconoscimento reciproco».

A creare questo incontro, nel concreto, contribuiscono soprattutto le associazioni e le parrocchie, diffuse capillarmente sul territorio. Lo riconosce Scola e lo dichiara il decano dei Consoli milanesi, lo spagnolo Emilio Fernandez Castano. Il quale, a nome dei colleghi, ringrazia il Cardinale perché per tanti immigrati, nei quartieri e in provincia, «i punti di riferimento sono le scuole e le parrocchie. Nonostante gli anni di crisi, Milano e la sua periferia hanno mantenuto un clima sociale di integrazione che deriva anche dalla matrice cristiana di molti dei suoi abitanti».

Un ringraziamento reciproco che si fa stretta di mano personale poco dopo, quando ciascun Console si sofferma per qualche minuto con il Cardinale per un dialogo privato. Uno scambio di battute che nella maggior parte dei casi sembra superare in breve tempo i convenevoli per diventare contenuto e occasione di confronto.

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