L'appuntamento dell'8 maggio cade, come in altre occasioni storiche, in un momento di grande difficoltà per la comunità

di monsignor Luca BRESSAN
Vicario episcopale

copertina 'Il campo è il mondo'

Ormai ci siamo, l’8 maggio è arrivato. «La missione scaturisce dalla gratitudine per il dono che il Signore fa di Sé al suo popolo e a tutta l’umanità. La professione della nostra fede per le vie della città vuole dire a tutti la nostra decisione di percorrere le vie dell’umano fino nelle periferie più lontane, per seminare la gioia del Vangelo nel “campo che è il mondo”». Così scrive il nostro Arcivescovo nella Lettera pastorale per presentare il gesto che compiremo quel giorno. Una professione di fede pubblica e comunitaria; una professione di fede “laica”, ha precisato il Cardinale.

Perché un simile gesto di venerazione alla reliquia del Santo Chiodo? In primo luogo per il suo valore iconico: il chiodo è il segno visibile del limite a cui osa giungere l’amore di Dio per noi, fino alla croce del Figlio. Non è quindi lo spunto per esaltare un cristianesimo triste e senza resurrezione, quanto piuttosto, come ci chiede papa Francesco, il luogo per esaltare la forza dell’incarnazione di Dio e la capacità di trasfigurazione e di redenzione che il suo amore contiene. Dentro la crisi che ci attanaglia, un simile gesto è fonte di una speranza senza confini!

Il chiodo richiama anche la nostra storia: San Carlo lo portò in processione per la città appestata, come pure il cardinale Martini nel 1984. Due momenti di crisi, come il nostro attuale. La croce con la reliquia del santo chiodo li ha attraversati, simbolo di una fede che si lega alla storia di Milano per condividerla e per essere energia di rinnovamento e di rilancio. La croce attraverserà anche questa nostra crisi attuale. Da qui il doppio movimento che segna il gesto dell’8 maggio: un primo di uscita, per le vie del mondo, ascoltandone le voci, i passi fatti, le attese, le paure, le sconfitte, le sfide, nel pomeriggio; un secondo di raccolta, per ascoltare come la croce di Cristo ci ha redento e ci guida nel nostro cammino dentro la storia per testimoniare la presenza di Cristo evangelo dell’umano, la sera.

Nel pomeriggio la Professio fidei percorrerà perciò le vie del mondo. Sono stati scelti quattro luoghi simbolo della trasformazione in atto, con le sue ferite e le sue speranze: i “mondi” della salute, della cultura, del lavoro e dei migranti. Vivremo come un solo corpo una processione ideale in questi quattro luoghi, accompagnando il santo chiodo; ascolteremo la voce profonda di Milano, l’anima della città, raccontarci come gli uomini e le donne stanno vivendo il travaglio che contraddistingue questo nostro momento; per poi giungere e riunirci tutti insieme alle 21 intorno alla croce e ai piedi della Madonnina in piazza Duomo, a nutrire e professare la nostra fede nell’amore di Dio che in Cristo ha vinto la morte e continua a trasformare il mondo. Questo “grande spettacolo” sarà un momento per rimanere affascinati dal grande gesto messo in scena da Dio per la nostra salvezza, facendo nostra la cornice attraverso la quale l’evangelista Luca racconta e ci tramanda la passione, la morte e la resurrezione di Gesù Cristo per la nostra salvezza. Sarà questa la nostra professio fidei.

 

Da Avvenire, 03/05/14

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