In occasione della Giornata per la vita consacrata, la testimonianza di suor Laura di Guanzate, che ha completato il noviziato e ha emesso i primi voti nelle Marcelline

Religiose

La consacrazione religiosa si innesta sulla consacrazione battesimale. Ed è per questo che suor Laura Barlusconi di Guanzate, che ha completato il noviziato e ha appena emesso da poco i primi voti, ricorda la data del suo Battesimo, il 3 aprile («era Pasqua!»), qualche mese dopo la nascita, il 21 gennaio 1983 («il giorno di sant’Agnese»). «È bello fare memoria di queste tappe di grazia, considerando come Dio mi abbia fatto nascere tre volte: alla vita, alla vita cristiana e, ora, alla vita religiosa nelle “Suore di Santa Marcellina”».

Quando e come ha capito la sua vocazione?
L’ho maturata pian piano durante gli anni dell’università, senza folgorazioni improvvise, ma piuttosto in un graduale intensificarsi della mia relazione con il Signore. Lui sa farsi capire molto bene e la sua presenza insieme dolce e forte, affascinante e delicatissima è diventata di giorno in giorno più importante nel mio quotidiano.

Che ruolo hanno avuto la scuola, la famiglia, l’oratorio e gli amici?
La mia famiglia ha avuto un ruolo insostituibile: mi ha amata, mi ha educata a compiere scelte libere e responsabili e le ha sempre profondamente rispettate. Nelle scuola media, che ho frequentato presso i Padri Pavoniani, la mia fede è stata sicuramente ben nutrita, mentre nella scuola superiore si è rafforzata nel confronto con chi non la pensava come me: ricordo infatti i dialoghi con alcuni professori e compagni agnostici o non credenti. Infine l’oratorio: da adolescente non l’ho mai frequentato molto, ma è stato proprio in ambito oratoriano che ho conosciuto un gruppetto di carissimi amici, grazie ai quali ho sperimentato la bellezza della fede condivisa e dello stare insieme. Oggi mi rendo conto che, attraverso il dono della loro amicizia autentica e fraterna, il Signore mi ha anche preparata ad affrontare alcuni passaggi e alcune dinamiche che avrei vissuto in seguito entrando in convento.

Come è stata la sua reazione nel prendere consapevolezza del disegno del Signore su di lei?
Una reazione di stupore, commozione, gratitudine e gioia: gioia intima nello scoprirmi così tenacemente, inaspettatamente, gratuitamente, concretamente amata dal Signore; gioia di essere tutta per Lui, affidata a Lui, portata sulle sue ali.

Come vivete in comunità?
Alcuni capisaldi dell’orario della comunità religiosa (Messa quotidiana, Liturgia delle Ore, meditazione della Parola…) erano già prima entrati “spontaneamente” a far parte della mia giornata, come espressione del mio desiderio e della mia ricerca del Signore. Vivere in comunità è come essere immersi in un miracolo continuo: il miracolo per cui un gruppo di donne così diverse per età, provenienza, cultura, carattere… vivono insieme come sorelle, in famiglia. Noi non ci siamo scelte: è il Signore che ci ha riunite. Il fatto stesso del nostro vivere insieme è un segno luminoso della sua presenza e del suo amore. Guardare a Lui come nostro centro è – credo – la via per affrontare serenamente le piccole/grandi difficoltà della vita comunitaria.

Come interpreta il ruolo materno una donna consacrata?
Sull’esempio della Vergine Maria: accogliendo in sé il Verbo di Dio, Gesù, e generandolo nei cuori; ricevendo da Dio coloro che le sono affidati e prendendosi cura di loro con dedizione incondizionata; donando la Vita, che è Cristo, e donando alle anime la sovrabbondanza della propria vita interiore.

Ha un messaggio da comunicare agli adolescenti e ai giovani?
Sì, il messaggio stesso di Dio, che a ciascuno di loro dice: “Tu sei prezioso ai miei occhi, sei degno di stima e io ti amo” (cfr. Is, 43,4). Dio c’è e ci vuole bene: comunicare questo messaggio, non tanto a parole, quanto piuttosto con tutto il mio essere, è la sostanza della mia consacrazione religiosa.

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