Il cardinale Angelo Scola ha celebrato la messa domenicale a Cologno Monzese, «città emblematica dei nostri tempi dove la mescolanza di etnie è una realtà»

di Filippo MAGNI

SCOLA  cologno 2014

L’idea di una visita a Cologno Monzese, racconta il cardinale Angelo Scola, è nata qualche mese fa proprio nella chiesa dove oggi domenica 22 marzo celebra l’Eucaristia chiesa dei santi Marco e Gregorio. «Eminenza – gli disse don Innocente Binda -, la nostra comunità parrocchiale non ha ricorrenze da celebrare o inaugurazioni da festeggiare. Perché allora non viene una domenica a celebrare una messa “ordinaria”, senza che sia mossa da occasioni particolari?»
Oggi la parrocchiale è piena di fedeli giunti dal decanato (comprende Cologno e Vimodrone) per incontrare Scola. Il quale si dice felice di aver accettato quell’invito e di trovarsi, oggi, a celebrare l’Eucaristia, «il gesto più importante che un uomo possa compiere». In una città, aggiunge, «emblematica per i nostri tempi, una città dove la mescolanza di etnie è una realtà che procede positivamente, mi dice don Innocente».
Il parroco conferma che la comunità parrocchiale colognese «sa amare, ama con attenzione e con gioia».
Sull’impulso del Fondo Famiglia Lavoro, nel decanato hanno avuto sostegno 90 famiglie e sono stati distribuiti 170mila euro. Si aggiungono agli aiuti messi a disposizione dalle singole comunità con viveri e indumenti. «È una piccola goccia di fronte ai bisogni di oggi – riconosce don Innocente -, ma è anche un segno concreto di amore». In città non mancano le difficoltà, determinate dalla diffusa crisi economica e dall’invecchiamento della popolazione. Tracciando un profilo delle attività parrocchiali, il parroco ringrazia l’Arcivescovo per la chiarezza delle scelte e chiedendo una parola in più sulla necessità di una “comunità educante” per crescere nella fede.
Scola non si sottrae alla sollecitazione, individuandone le caratteristiche nelle letture del giorno, «articolate e complesse – così le definisce -: vi invito a riprenderne alcuni stralci in settimana». Nel Vangelo (“la verità vi farà liberi” Gv. 8,31-59), Gesù non si accontenta di una fede meccanica, vuole che arrivi fin nel profondo. «Verità e libertà – predica l’Arcivescovo – sono le caratteristiche cui dobbiamo applicarci con energia».
Come coniugarle? «Camminando davvero nella compagnia di Gesù. Abbiamo ricevuto una bella fede da chi ce l’ha trasmessa. Ma se ci accontentiamo di questo senza giocare la nostra libertà con la verità vivente e personale, corriamo un rischio perché il rischio del peccato è sempre in noi».
L’invocazione, oggi come sempre, è allora la stessa di Mosè (prima lettura, Es. 34,1-10), che pregò così Dio sul monte Sinai “Se ho trovato grazia ai tuoi occhi, Signore, che il Signore cammini in mezzo a noi. Sì, è un popolo di dura cervice, ma tu perdona la nostra colpa e il nostro peccato: fa’ di noi la tua eredità”. Scola fa propria questa richiesta, lasciandola ai fedeli con una raccomandazione: «Cologno Monzese non ha più spazi fisici per crescere, ma ha molti spazi umani, che dovete individuare, dove le persone possono incontrarsi e incontrare Cristo».
Scola riserva infine una parola per i più giovani alla fine della messa, esortandoli a scoprire l’amore vero «con l’aiuto dei più grandi, capendo che la nostra vita è frutto dell’amore di Dio e dei nostri genitori. Impariamo ad amare: la vita ci è stata donata e ha senso solo se è donata, altrimenti ce la ruba il tempo». Raccomandando un’attenzione per chi sente una chiamata particolare, alla vocazione sacerdotale. «Da quest’anno – anticipa – inizieremo probabilmente l’esperienza di una comunità seminaristica per i ragazzi delle scuole superiori. Non sarà configurata come una convivenza fissa, ma con tempi di convivenza. È un modo in cui chi lo desidera potrà verificare nel concreto lo spunto della propria vocazione».

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